POST PER TROOL UPLOAD
23 10 2007 Comments : No Comments »Categories : Telefonini
http://www.aesvi.it/cms/index.php?dir_pk=401
PEGI, abbreviazione di Pan European Game Information (Sistema di informazione europeo sui giochi) è il primo sistema di classificazione paneuropeo in base all’età e al contenuto per videogiochi.
Ideato tra maggio 2001 e maggio 2002 da un gruppo di lavoro costituito da esperti, rappresentanti di governi, associazioni e industria del videogioco, il PEGI è riconosciuto e gestito dall’ISFE (Interactive Software Federation of Europe), e operativo da aprile 2003 (>>>)
Tutelare le famiglie e i minori nell’esplorazione del Web: questo è l’obiettivo principale de “Il Web per amico”, l’iniziativa di SicuramenteWeb e Moige.
“Il Mediario” è un progetto ideato dall’Associazione Culturale Tutor. E’ organizzato per canali: radio, tv, stampa, cinema, teatro, internet.
LaMafalda: il blog per informare, commentare, dialogare sui diritti delle donne, delle bambine e dei bambini.
Qui di seguito riportiamo il testo di Michele Serra, scritto per la “L’AMACA” e pubblicato su La Repubblica di venerdì 26 gennaio
“Ho preso un treno Eurostar sponsorizzato: i divisori dei sedili erano interamente occupati dalla pubblicità di una banca, con un effetto a catena, vagone dopo vagone, decisamente opprimente. Come se qualcuno ti ripetesse la stessa parola, sadicamente, fino a stordirti. Nelle stazioni della metropolitana milanese la pubblicità, oltre che murale, è anche sonora: gli altoparlanti trasmettono imprecisati notiziari imbottiti di spot. Ascoltarli non è una scelta. E’ un obbligo.
Ogni percorso quotidiano è oramai una gimkana tra spot, gingle, tabelloni luminosi, totem girevoli (vedi la stazione Centrale di Milano). La pubblicità dilaga, occhieggia da ogni banda, tracima da ogni interstizio, tende agguati. Non la reggo più, e penso che solo la parola “regime” è in grado di descrivere la pervasività, l’onnipresenza, in ultima analisi la violenza di questo continuo stimolo a consumare, spendere, immolare il proprio tempo a una banca, diventari devoti a una assicurazione…Pazzesco come il lento, inesorabile stillicidio, divenuto col tempo diluvio insopportabile, ci trovi oramai assuefatti. Nessuno che dica “basta, lasciateci in pace, mollate la presa”. Tutti come pecoroni, chiniamo la testa e viviamo come ricettori passivi, rassegnati, di una litania che ci spappola il cervello”.
Una ricerca dell’Istat, denominata “Aspetti della vita quotidiana” ed effettuata su una campione di quasi 50mila persone, ci informa sull’uso che gli italiani fanno del web
Se nel 2006 sono aumentate le famiglie italiane che possiedono un computer (dal 43,9% sono passate al 46,1%) rimangono ancora poche, rispetto alla media europea, quelle che usufruiscono della connessione ad Internet (sono il 35,6% contro una media UE che arriva al 52%). D’altra parte si ha un continuo incremento delle connessioni a banda larga (Adsl o simili) adottate dal 14,4% delle famiglie che vanno via via abbandonando la “banda stretta”.
Dall’indagine risulta che gli italiani usano Internet soprattutto per spedire mail (76,4%), per cercare informazioni su servizi e prodotti (60%) e per organizzare viaggi e soggiorni (38,9%). Ancora poco diffuse sono le telefonate su Internet o le video conferenze, così come l’e-commerce, ovvero le compere on line, a cui si continuano a preferire gli acquisti nei negozi.
Rispetto alla capillare diffusione del televisore (presente nel 93,9% delle case) e del telefonino (82,3% delle famiglie), il computer e la Rete non sembrano riscuotere altrettanta attenzione da parte degli italiani. Secondo la rilevazione, tra le famiglie che non hanno Internet a casa, quattro su dieci non lo considerano nè utile, nè interessante.
Fonte: Istat , Ansa-Centimetri
Stupisce l’ultimo prodotto di animazione digitale della Pixar. Un film che solo sbrigativamente si può collocare nel genere di animazione per ragazzi.
Anche se i più piccoli se lo vedono tutto d’un fiato, il lungometraggio animato in questione NON è un film per i bambini, NE’ per adolescenti, NE’ per adulti: Cars è un film per tutti.
La tecnica di riproduzione degli effetti di luce e di colore della realtà ha raggiunto ormai un grado di perfezione maniacale. Una sequenza per tutte: l’immagine in cui di sera si accendono le luci delle vecchie insegne al neon e i riflessi sulle carrozzerie si fanno IDENTICI a quelli dei film americani anni sessanta.
Ci sono tutti gli ingredienti della migliore tradizione Disney, tra cui la cura per il processo di umanizzazione dei protagonisti non umani. Agli inizi erano gli animali del bosco, poi sono arrivati gli insetti di A Bug’s Life, adesso sono le automobili che dominano la scena dei viventi e ci sono perfino le automobiline zanzare. Ma c’è anche qualcosa di nuovo: due messaggi di portata universale, espressi senza esibizione, senza moralismo, in maniera del tutto funzionale al ritmo e ai meccanismi della storia.
Messaggio 1: “La vita è un percorso. Goditi il viaggio”. Saetta impara, dopo il suo soggiorno a Radiator Springs, una cosa molto meno edonistica, capisce che “non conta tanto arrivare, quanto viaggiare”.
Messaggio 2: nel finale Saetta avrebbe tutti i diritti di tagliare il traguardo vittorioso; invece con una frenata clamorosa si ferma davanti alla linea e lascia vincere l’avversario, per recuperare il vecchio re …
Morale della favola. Non conta vincere, non conta arrivare. Contano l’amicizia, le relazioni umane, le piccole comunità con le loro storie.
La notizia è di pochi giorni fa : l’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha lanciato l’allarme intorno alle suonerie per cellulari. Sono molti infatti, sia in tv che sulle riviste, gli spot che invitano bambini e ragazzi a scaricare suonerie, loghi e sfondi per il telefonino.
L’Antitrust, che ha ricevuto molte denunce da parte di genitori e associazioni di consumatori, sostiene che dietro a queste pubblicità si nasconda un inganno: gli annunci promettono all’utente la possibilità di ricevere suonerie gratis per il cellulare, ma in realtà per averle è necessario prima chiamare un numero di telefono a pagamento, con costi spesso elevati (dai 9 ai 12,40 euro a seconda del gestore) e indicati in un carattere molto piccolo, quasi illeggibile.
Inoltre, una volta ricevuta la prima suoneria, si rimane abbonati automaticamente al servizio che continua a mandare nuovi jingles, a pagamento. Le procedure per recedere dal servizio sarebbero lunghissime e complicate. I proventi raccolti dagli invii, secondo le indagini portate avanti dalla Authority, andrebbero non solo ai fornitori di suonerie e loghi ma anche ai gestori telefonici. Quest’aspetto sembra rendere - al momento - più difficile un’azione che riduca il fenomeno…
Di seguito riportiamo la lettera di un genitore, pubblicata dal quotidiano toscano Il Tirreno, il 25 novembre scorso. Il testo, inviato alla redazione del giornale, suona come un appello alla stampa e agli altri mezzi informativi perché raccontino più spesso la normalità dei giovani e non sbattano in prima pagina i ragazzi solo quando sono protagonisti di episodi negativi
“……..Sono un genitore di tre figli, Ilenia 25 anni, Marco di 18 e Sara di 8 e ho letto con attenzione e preoccupazione gli articoli sulle violenze e il malessere di tanti giovani. «Figli violenti? Paghino i genitori: dovevano educarli»; «Ragazzi cresciuti senza amore (dei genitori) e troppa Tv», erano alcuni dei titoli apparsi. E negli articoli: «Padri e madri distratti e pieni di sensi di colpa che forse non sanno da dove iniziare per dare ai figli una educazione sentimentale»; «Molto è determinato da padri e madri remissivi e indifferenti che non svolgono il toro ruoto di educatori». Tutto vero.
Tanti genitori, e io con loro, si sentono incapaci di educare i propri figli. Anche io provo sensi di colpa, mi sento inadeguato, trovo a fatica le parole quando parlo di sentimenti con loro, forse gli dedico poco tempo. E assieme ai sensi di colpa crescono il dubbio, l’ansia di non riuscire a educare: «Che fai oggi?» «Non lo so»;«Spegni la tv che parliamo» «Dopo, pà»…A volte mi accorgo invece che il mio lavoro di genitore non è stato inutile e assieme ai no e ai silenzi preoccupanti, ci sono alcuni bellissimi sì: «Vieni a Modena con me al festival della filosofìa?» «Interessante, andiamo pà». I nostri ragazzi sono come spugne, assorbono avide il cibo della conoscenza e dell’etica che gli diamo noi genitori, ma che danno anche la scuola, le amicizie, la tv, i giornali, internet, la società. E un buon cibo da quasi sempre buoni frutti. Ma il cibo che arriva oggi ai giovani non è buono, la gran parte è spazzatura. Per questo non posso accettare sentenze sommarie: c’è il bullismo tra i giovani, trovato il colpevole, sono i genitori. È troppo semplice e, diciamolo, anche comodo.
Sì, noi genitori dobbiamo portare il peso più grande dell’educazione dei figli, ma da soli non ce la possiamo fare. Ogni genitore sa cosa significa cambiare canale tv nel vano tentativo di proporre qualcosa di decente ai nostri figli; le notti insonni in attesa del ritorno a casa; le infinite discussioni a cena; la ricchezza facile contro il valore del lavoro; l’egoismo contro la solidarietà; la furbizia e l’onestà. Una battaglia persa perché il mondo va in altra direzione, verso egoismo, arrivismo, solitudine, approssimazione, luoghi comuni, mito della forza e denaro, potere. Uno dopo l’altro, tanti genitori si arrendono.
No, i genitori da soli non ce la possono fare, neppure la scuola ce la può fare da sola, la spazzatura è troppa, per rimuoverla bisogna farlo tutti assieme. Forse per il domani dei nostri figli bisognerebbe mollare tutto, ma forse basta che ogni giorno ognuno faccia la propria parte senza scaricarla sulle spalle di altri. “Il Tirreno”, per esempio, non spenga subito i riflettori sui nostri ragazzi, solleciti gli interventi di genitori, insegnanti, soprattutto parlino loro, i ragazzi e le ragazze. Ma non spengiamo i riflettori. Proviamo a parlare ogni giorno dei giovani che fanno volontariato, che studiano seriamente, che non fanno solo sesso ma fanno l’amore con tanta tenerezza. Sono tanti, tantissimi, la stragrande maggioranza.
Sono loro i ragazzi che devono fare notizia. Parliamo di più dei nostri giovani straordinariamente normali, sbatteteli sulle prime pagine, intervistateli, dategli voce, visibilità, ascolto. Ma soprattutto facciamo parlare loro e ascoltiamo, ascoltiamo tutti, a cominciare da noi genitori. Proviamo a dare a loro, tutti assieme, cibo buono. I genitori sacrifichino il tempo a lavoro e carriera e diano più attenzione e amore ai figli; la stampa corra il rischio di vendere qualche copia in meno; la Tv rischi di abbassare i propri indici di ascolto. È un prezzo irrisorio da pagare: niente è più importante dei nostri figli”.
di Ismaele Ridolfl Capannori (Lu)