In Danimarca si è concluso con successo il 30° NAFA-Festival Internazionale del Film Etnografico. L'evento prevedeva anche il simposio "Percepire i bambini-L'antropologia visuale dell'infanzia" che si è tenuto al Moesgård Museum dal 28 al agosto al 1 sett
08 September 2010
Århus:  Festival del Film Etnografico

Il 30° Festival Internazionale del Film Etnografico di Århus, (vedi il programma - PDF 950kb) ha voluto dedicare l'edizione di quest'anno alla percezione che gli adulti hanno dell'infanzia e dell'adolescenza e al tipo di percezione che bambini e ragazzi hanno verso i loro coetanei. Un appuntamento di grande successo che in cinque giorni ha mostrato una trentina di film, corti e lungometraggi, arrivati da 24 nazioni di quattro continenti.

Il Festival del Film Etnografico, che si è svolto dal 28 agosto al 1 settembre ha accolto anche il simposio internazionale “Percepire i bambini-L'antropologia visuale dell'infanzia” al quale è stato invitato anche l'Istituto degli Innocenti che ha partecipato all'evento con il Laboratorio di Antropologia dell'Università di Firenze, guidata dall'antropologo visuale Paolo Chiozzi.

«Con grande piacere abbiamo accettato l'invito del 30° NAFA di Århus - dichiara Alessandra Maggi, presidente dell'Istituto –  e il simposio “Percepire i bambini” è stato un importante appuntamento che ci ha offerto l'occasione di far conoscere, a livello internazionale, il lavoro sull'accoglienza all'infanzia, il rispetto dei diritti dei bambini e la promozione della cultura dell'infanzia che la nostra istituzione porta avanti fin dalla sua fondazione».

All'incontro danese l'Istituto degli Innocenti è stato inserito in quella che viene chiamata la “scuola fiorentina”, rappresentata dal Laboratorio di Antropologia dell'Ateneo di Firenze. L'Istituto ha presentato alcuni dei suoi progetti che sono considerati di Antropologia visuale per l'infanzia. Tra questi il nuovo MUDI-Museo degli Innocenti progettato in modo interdisciplinare e a misura di bambino e ha illustrato la sezione filmica sull'infanzia e l'adolescenza della Biblioteca Innocenti Library “Alfredo Carlo Moro.

Sono stati poi presentati i progetti pilota Trool-Tutti i ragazzi ora on line e Teen Press del Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e l'adolescenza, nei quali i protagonisti sono i bambini e gli adolescenti. Il Laboratorio di Antropologia ha proiettato due film sull'integrazione dei ragazzi stranieri in alcune classi di Prato, girati dai bambini e realizzati con il supporto di RaiSat Ragazzi e la consulenza dell'Università di Firenze. La “scuola fiorentina” ha anche mostrato una ricerca fotografica su nove teenagers albanesi provenienti da Kukes, cittadina albanese al confine col Kosovo, immigrati illegalmente in Italia che vivono nel nostro paese e ha presentato le pubblicazioni della serie “Monografie del pallaio”.

Interessante e divertente anche il contributo del progetto italiano “Mai dire squola” realizzato in Emilia Romagna dal 2003 al 2008. Mostra il lavoro portato avanti in 86 scuole primarie e secondarie nel quale, scolari e studenti dovevano “leggere” i segnali stradali dei diversi paesi del mondo che indicavano i bambini che escono da scuola.

Il Tropenmuseum di Amsterdam ha invece presentato la sezione junior del museo antropologico. In questa area museale, bambini e ragazzi entrano in contatto con le culture degli altri popoli interagendo con gli oggetti di uso comune e “toccando” la loro cultura attraverso il teatro, la pittura, la gastronomia e la musica.

Il simposio ha trattato anche - attraverso short video girati da loro stessi – di come vivono alcuni adolescenti dell'etnia Sami in Lapponia e dei bambini e di un villaggio delle Isole Fiji. Sono stati proiettati film riguardanti la circoncisione in un villaggio del Bangladesh e in Camerun, si è parlato di uno studio che utilizza il football come strumento di aggregazione e inclusione sociale tra diverse nazionalità di adolescenti immigrati in Irlanda. Presentato anche un lavoro francese dell'Universitè de la Picardie Jules Verne che mostra una ricerca sull'istruzione in una scuola della Transilvania, in Romania, frequentata dai bambini Tzigani.

Estremamente interessante la sezione che riguardava il materiale filmico del Festival. Tra questi è da segnalare la retrospettiva sull'antropologo John Marshall, deceduto nel 2005. Sono stati proiettati alcuni corti da lui realizzati sul gioco dei bambini boscimani del Kalahari negli anni '50 e '60. I documenti filmati sono stati messi a confronto con un il film “Vermont Kids” (Bambini del Vermont) realizzato nel 1975 negli Usa dallo stesso Marshall e da Roger Hart che mostrano un gruppo di bambini che gioca costruendo una casetta di legno su un albero.

Gandhi's Children” (I bambini di Gandhi) del regista-antropologo David MacDougall in un filma di 185 minuti ha mostrato la vita di 350 bambini di Delhi, orfani o abbandonati che vivono di microcriminalità per la strada e trovano riparo in una monolitica costruzione abbandonata della periferia della città. L'organizzazione dei ragazzi viene però messa in discussione dall'arrivo di 180 bambini lavoratori. Il film sottolinea le contraddizioni del subcontinente indiano ma anche, nonostante le difficoltà, forza di carattere e resilienza dei ragazzini.

Non è mancata la realtà afghana. “Kites” (Aquiloni), girato dalla polacca Beata Dzianowicz, racconta la storia del gruppo di apprendisti registi. Dodici adolescenti afghani della Art School di Kabul, (tra di loro anche una ragazza) portano avanti un lavoro sperimentale e unico in Afghanistan. Li guida Jacek Szaranski, un giovane regista polacco che crede nel talento e nella fantasia dei giovani studenti.

I ragazzi documentano la vita quotidiana della gente, i bambini che vivono in strada, i negozianti, gli anziani e riescono a consegnare una narrazione della storia dell'Afghanistan attuale che, nonostante il conflitto, riesce a vivere in una parvenza di normalità. Il tutto realizzato attraverso gli occhi degli adolescenti che vivono quotidianamente le difficoltà di un paese in guerra. (sp)

Vedi anche:
La percezione dell'infanzia nei paesi scandinavi. A colloquio con l'antropologa Rossella Ragazzi