Se ne è parlato a Perugia al Festival del giornalismo
29 April 2012

Perugia - “Mostrare le storie dei bambini anziché solo i loro volti aiuta a capire la situazione sociale di un popolo intero”.

Lo suggerisce Paola Riccardi, vice presidente di Fotografi senza frontiere, speaker al Festival internazionale del giornalismo a Perugia (25-29 aprile), al workshop “Uso e abuso delle immagini dei bambini: quali immagini e quali bambini?” che si è tenuto il 27 aprile.

Con Riccardi anche Riccardo Venturi, fotogiornalista con esperienza internazionale ventennale, e Luca Catalano Gonzaga, fondatore di Witness Image. L'appuntamento è stato un momento per fare il punto sulla fotografia e i minori e sulla necessità di equilibrio tra etica e informazione giornalistica, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

“Il rapporto tra fotografia e soggetto è cambiato, soprattutto con la legge sulla privacy – ha ricordato Venturi – anche se nei Paesi in via di sviluppo conta la fiducia nel fotoreporter. Come testimone dei fatti è comunque mio dovere fotografare tutto. Poi avviene la selezione delle immagini da mettere in distribuzione perché le fotografie sono come semi che producono effetti con il loro potere evocativo”.

E proprio la privacy, grazie alla quale i minori hanno oggi in occidente totale protezione sulla pubblicazione delle immagini, è stato uno degli argomenti trattati al workshop. E' stato sottolineato che a volte diventa difficile lavorare perché la liberatoria, almeno in Italia, ha messo in crisi il lavoro del fotoreporter. Quel foglio che autorizza il fotografo a riprendere i bambini soggetti delle immagini è però impossibile da utilizzare nei Paesi in via di sviluppo nei quali conta solo la deontologia professionale e la parola data.

Al seminario i relatori hanno evidenziato il problema delle immagini e dei filmati di bambini realizzati da operatori occidentali, che arrivano sui nostri media. É spesso materiale che riflette una visione poco aderente alla realtà delle popolazioni locali. Da qui è sorta una domanda: fino a che punto è corretto pubblicare immagini che servono ad avere un impatto emotivo la cui utilità è la raccolta di fondi? Tema ampio per un altro dibattito.

Su questo tema risulta interessante il lavoro che svolge ormai da anni Fotografi senza frontiere. Non una visione occidentale del bambino ma una ricerca dell'immagine realizzata dall'interno. Dal Nicaragua all'Uganda, dalla Striscia di Gaza al Saharawi, Fsf organizza laboratori fotografici attraverso i quali forma giovani fotoreportes locali che mettono a fuoco la loro realtà.

“Viene a galla un tipo di immagine completamente diversa e soprattutto rispettosa – sottolinea Paola Riccardi - perché parla della propria cultura, dialogando con l'esterno. Sono loro i protagonisti e hanno voglia di raccontarsi. In questo modo viene modificato anche il messaggio fotografico”. (sp)

(Crediti foto)

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