Presentata anche una proposta di legge in tema che prevede l'introduzione del reato di “violenza ostetrica”
02 May 2016
#bastatacere campagna contro violenza ostetrica

Si intitola “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” il progetto di legge presentato in parlamento dall'Onorevole Adriano Zaccagnini (Sinistra Italiana).

Una proposta che si inserisce sulla scia della recente campagna #bastatacere nata dall'iniziativa internazionale “Human rights in childbirth” che promuove il diritto della donna e del bambino a essere tutelati durante la nascita e a vedere rispettata la fisiologia del parto laddove non emerga la necessità di interventi medici. Tutela che significa anche consenso informato alle diverse pratiche mediche operate sul corpo della donna e del figlio.

La campagna approdata su Facebook ha raccolto più di 20mila adesioni e oltre mille storie di abuso e maltrattamento fisico e psicologico, procedure mediche attuate senza informazione e consenso, manovre invasive non necessarie, cesarei ingiustificati, condizioni di abbandono per carenza di personale, offese verbali in sala parto e via dicendo. Storie di prevaricazione e medicalizzazione estrema durante quello che dovrebbe essere invece il momento di massima tutela della capacità fisiologica della donna di partorire e del bambino di venire al mondo.

Tra le voci delle donne anche i racconti di molte ostetriche che denunciano condizioni lavorative di forte disagio e l'obbligo di dovere mettere in pratica procedure con le quali si trovavano in disaccordo, solo per prassi ospedaliera.

In seguito al recente scandalo che ha coinvolto il reparto di Ginecologia e Ostetricia dell'Ospedale di Reggio Calabria è stata presentata all’attenzione della ministra Beatrice Lorenzin un’interpellanza urgente a firma dello stesso Zaccagnini e di altri 29 deputati affinché l'iter della legge venga accelerato.

La legge promuove “il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità personale della partoriente e del neonato, nonché l’appropriatezza degli interventi al fine di ridurre il ricorso al taglio cesareo, al parto vaginale operativo e a tutte le pratiche lesive dell’integrità psico-fisica della donna, incluse le umiliazioni verbali. Il capo II è dedicato ai diritti delle donne e al consenso informato, libero e consapevole ai trattamenti medici durante il travaglio e il parto”

Il progetto di legge introduce il reato di "violenza ostetrica", già presente in altri paesi, in seguito alla recente dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS 2014) su “La Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere”. Tale dichiarazione evidenzia quali siano i trattamenti che le donne subiscono durante l’assistenza al parto tra cui l’abuso fisico diretto, la profonda umiliazione e l’abuso verbale, procedure mediche coercitive o non acconsentite, la mancanza di riservatezza, la carenza di un consenso realmente informato, il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore, la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna.

La proposta prevede tra l'altro che le aziende sanitarie mettano a punto report annuali con dati aperti e consultabili sulle prestazioni erogate e sui relativi esiti di salute percepiti, un sistema di informazione sui servizi legati al parto, trasparente e facilmente accessibile al pubblico. L'Italia, è bene ricordarlo, è il paese europeo con la percentuale più alta di tagli cesarei (il 37,7% sul totale secondo i dati OCSE 2013)

In polemica con questa proposta le associazioni professionali dei ginecologi che ritengono inutile introdurre una nuova fattispecie di reato “Per tutelare la salute delle neo-madri italiane e garantire la sicurezza in sala parto non c’è bisogno di nuove leggi. E’ sufficiente applicare al 100% la regolamentazione già vigente a partire dai provvedimenti stabiliti dalla riforma Fazio del 2010” affermano la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), l’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) e l’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI).

Le risorse messe in campo dalla campagna #bastatacere si sono strutturate fino a creare l'Osservatorio Violenza Ostetrica Italia (OVOItalia) che nasce come proseguimento della campagna iniziata sui social, con lo scopo di contribuire a diffondere le testimonianze delle madri e difendere la loro voce, oltre a sensibilizzare le istituzioni e la società tutta verso il fenomeno della violenza ostetrica. L'osservatorio italiano segue l'onda di un movimento che dall'America Latina si è diffuso fino a dare forma a un coordinamento degli osservatori sulla violenza ostetrica nei vari paesi.