18 November 2016

Un quarto degli adolescenti in Italia è frequentemente vittima di bullismo e quasi la metà ha subito almeno una volta episodi di questo tipo nel corso di un anno. Sono alcuni dei dati raccolti dallo “Studio Multi-Paese sui drivers della violenza sui minori”, realizzato dall’Istituto degli Innocenti nell’ambito di un progetto internazionale supervisionato da Unicef Office of Research e Università di Edimburgo.

Lo studio ha preso in esame tutte le principali analisi effettuate negli ultimi 15 anni in Italia sul tema della violenza sui minori, al fine di identificare i principali meccanismi scatenanti e mettere a punto efficaci interventi di prevenzione.

Per quanto il bullismo si riaffermi come fenomeno unisex (“bulli” e “bulle” si equivalgono in percentuale), le ragazze risultano maggiormente coinvolte soprattutto per quanto riguarda gli episodi di cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi). Inoltre gli stereotipi sulla mascolinità influiscono sulle azioni di matrice omofoba. Secondo un’indagine locale condotta in Toscana i “bulli a tempo pieno” costituiscono il 7,2% della popolazione, mentre i “bulli temporanei” rappresentano il 37,3% della popolazione studentesca (Menesini e Nocentini, 2008). Dall’indagine Istat 2014 sul bullismo dentro e fuori dal contesto scolastico emerge che quasi il 20% dei ragazzi tra 11 e 17 anni sono frequentemente vittime di bullismo, percentuale che supera il 50% se si sommano coloro che subiscono atti sporadici.

Per quanto riguarda i drivers del bullismo, i seguenti elementi emergono come condizioni facilitanti:

  • un’educazione autoritaritaria da parte degli adulti di riferimento (es. genitori e insegnanti) che limita la possibilità di una comunicazione salutare può predisporre a comportamenti da bullo
  • l’influenza del gruppo dei pari anche rispetto al tipo di risposta data al bullismo
  • ambiente sociale: chi vive in aree e ambienti sociali più deprivati è più facilmente coinvolto da fenomeni di bullismo.

Dati piuttosto allarmanti, tali da spingere i ricercatori a concentrarsi maggiormente su questo fenomeno, unitamente a quello del cyberbullismo, durante la seconda fase del progetto, che prevede l’approfondimento su una singola forma di violenza. Il progetto durerà complessivamente 4 anni: il secondo step è già stato avviato.