Tre giorni di lavori a Firenze
28 October 2010
Child in the City

«Non una città per i bambini ma una città con i bambini che diventi un luogo condiviso». Sono parole del grande urbanista e pensatore anarchico britannico Colin Ward autore de Il bambino e la città, scomparso lo scorso gennaio, sottolineate da Roger Hart, co-direttore del Children's Environments Research Group della City University di New York.

«Ward credeva nella partecipazione dei bambini e nella loro capacità di auto-organizzarsi e fa piacere sapere che, nelle città, è in costante aumento la partecipazione dei bambini ma quando si parla di democrazia partecipata per i bambini a volte è difficile. Un gruppo di bambini che parla non è rappresentativo. È un sistema debole che dobbiamo sviluppare. È però importante che gli adulti non spariscano ma che siano insieme ai bambini come è importante sapere che i bambini di diverse età possano giocare e interagire».

È iniziata così la conferenza internazionale Child in the City che si tiene a Firenze dal 27 al 29 ottobre. Presenti 36 paesi con 275 delegati che discutono per 3 giorni su come migliorare le città per renderle a misura di bambino.

Il meeting promosso dalla “Child in the City Foundation” e dalla Rete Europea delle Città Amiche dei Bambini (ENCFC) ha il sostegno del Comune di Firenze, della Provincia di Firenze, della Regione Toscana, di UNICEF, dell’Istituto degli Innocenti e del FPI, la Federazione Europea dell’Industria del Gioco.

A due decenni dalla Dichiarazione per i diritti dell'infanzia oltre dieci anni di lavoro a livello mondiale sulle politiche per l'infanzia esiste una situazione in sviluppo soprattutto nei Paesi occidentali. Meno in Oriente come spiega Kumi Tashiro, giapponese che da diversi anni lavora alla Hong Kong University: «Le città giapponesi non sono amiche dei bambini e questo mi dispiace. Fino ad oggi non conosco nessuna città del mio paese che abbia programmi riguardanti le Child friendly cities, o per lo meno non ancora. E neanche Hong Kong è una Città amica dei bambini, almeno dal punto di vista urbanistico anche se lo è socialmente perché le persone si aiutano tra di sé e aiutano i bambini. Tutta l'Asia e l'area del Pacifico sono solo all'inizio di questo processo. A differenza dell'Europa che ha una storia lunga un decennio i Paesi asiatici cominciano ora a lavorare sulla sostenibilità urbana per l'infanzia».

Alla conferenza il Centro di Ricerca Innocenti dell’UNICEF ha presentato una ricerca sugli strumenti di valutazione e autovalutazione che ha come obiettivo finale il miglioramento delle condizioni di vita dell’infanzia nei centri urbani. Un lavoro che ha coinvolto 31 comunità in contesti principalmente urbani e rurali, in 9 paesi del mondo, per un totale di circa 3000 persone. I Paesi sono Italia, Francia, Spagna, Morocco, Giordania, Sudan, Filippine, Brasile e Repubblica Domenicana con quartieri appartenenti a metropoli (come San Paulo e Manila), città di dimensioni medie (Firenze, Nancy in Francia) e comuni con un numero di abitanti tra 5 mila e 20 mila abitanti e di alcune comunità rurali. La ricerca verrà pubblicata il prossimo anno.

Interessante il lavoro presentato da Diego Di Masi del Dipartimento di Scienze dell'educazione dell'Università di Padova. Si tratta di un progetto di Philosophy for children (Filosofia per bambini) nel quale il suo gruppo di ricerca ha trasformato il Consiglio dei ragazzi del Comune di Rovigo in Comunità di ricerca filosofica che tratta di pensiero critico e creativo e giudizio morale cose che servono ai ragazzi che devono deliberare su progetti elaborati insieme ad altri.

«Davanti a un approccio di questo tipo – spiega il ricercatore, che lavora al progetto dal 2008 - i ragazzi erano entusiasti. Il fatto di lavorare in cerchio e vedersi in faccia è stato un approccio diverso. I ragazzi hanno avuto la possibilità di lavorare in strada con interviste alla gente, hanno lavorato con l'ospedale di Rovigo, uno dei nosocomi amici dei bambini, e sono stati anche a Strasburgo. Hanno scoperto un mondo molto più bello e complesso di quello che sono abituati a vivere e hanno imparato l'inclusione dell'altro anziché l'esclusione». Grazie alla visibilità ottenuta dal progetto il Gazzettino di Rovigo ha accettato di ospitare una volta alla settimana una pagina del Consiglio comunale dei Ragazzi. Un modo per riconoscere ai bambini un loro ruolo sociale e che li rende orgogliosi del loro lavoro.

Alla conferenza, durante la mattina del secondo giorno di lavoro anche un gruppo di ragazzi ha partecipato in modo attivo. Erano i giovani di Ragazzi e stampa, progetto di educazione ai media dell'Istituto degli Innocenti. I ragazzi hanno ripreso il meeting internazionale e raccolto interviste ad alcuni dei personaggi intervenuti al dibattito.

Ma quanto è importante l'ambiente quando si parla di bambini? Secondo Christopher Baker, del Comitato italiano Unicef è fondamentale: «La natura è la casa e i bambini hanno questo concetto molto chiaro. Secondo ricerche fatte in molti Paesi per i bambini è forte il bisogno di trovarsi nella natura nella quale si sentono a loro agio. Bisogna cominciare a pensare che noi esseri umani facciamo parte della biodiversità ed è bene pensare che i Diritti dell'infanzia abbiano questa visione».

Se si parla di sostenibilità urbana per l'infanzia nelle città cosa succede nei grandi agglomerati urbani dei Paesi in via di sviluppo? Baker spiega: «La filosofia olistica che si trova dietro al progetto Child friendly cities funziona laddove esiste una volontà politica che vuole farlo funzionare. Un esempio è quanto è successo in una favela di San Paulo del Brasile. Una decina di anni fa, dopo l'uccisione di una quindicenne i ragazzi hanno spontaneamente deciso di fare una marcia della pace. Si è messa in moto un'intera comunità e ne è nato un Centro culturale e delle scuole senza muri, all'aperto. Il risultato è che la delinquenza, in 10 anni, è diminuita del 50%. La metodologia delle Città amica dei bambini ci permette di pensare in modo trasversale all'indicatore infanzia per tornare ad avere città più vivibili. Questo è un approccio valido per tutti i Paesi, dalla Striscia di Gaza al Bangladesh ma, ripeto, ci vuole la volontà politica».

E in Italia cosa succede in un momento di ristrettezze economiche degli Enti locali? Secondo Christopher Baker, Modena e Cremona fanno da 10 anni un bilancio integrato sull'infanzia che mostra l'efficacia del modello olistico e alcune piccole città stanno verificando l'efficacia economica di questo modello. Tre piccoli Comuni che hanno politiche olistiche sull'infanzia hanno fatto il calcolo dei costi scoprendo che risparmiano circa il 30% di quanto spendevano prima.

Intanto, nella giornata di apertura del convegno, Roberto Marino, direttore del Dipartimento delle Politiche per la Famiglia, ha annunciato l'imminente approvazione del Piano d’azione per l’infanzia che in Italia manca dal 2004. Sarà un piano d’azione incentrato sulla partecipazione dei ragazzi e il rapporto fra le generazioni, considerando la famiglia come luogo privilegiato delle relazioni intergenerazionali. (sp)