Il progetto promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità
16 August 2017

Un laboratorio nelle classi di scuola media per imparare difendersi da violenza, bullismo e cyberbullismo, abuso e sfruttamento sessuale e un seminario rivolto a dirigenti scolastici e insegnanti per dare loro strumenti per individuare le situazioni di disagio e rafforzare gli interventi di protezione e assistenza.

Il progetto “La scuola come luogo di prevenzione e tutela di comportamenti dannosi e pericolosi: come riconoscerli e come difendersi”, promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, è stato realizzato dall’Istituto degli Innocenti in cinque scuole italiane.

Dal grooming (adescamento sessuale dei minori) al sexting (l'invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite la Rete), dal cyberstalking al turismo sessuale via webcam:  sono tante le forme attraverso le quali lo sfruttamento sessuale dei minori si maschera in tempi di smartphone e social network assolutamente familiari ai ragazzi e la lotta ai fenomeni criminosi, considerati gravi violazioni dei diritti dell’infanzia (le conseguenze he ne derivano, sia a breve che a lungo termine, non sono limitate ad un’intollerabile violazione del diritto all’integrità fisica o psichica, ma possono arrivare a compromettere anche l’equilibrato sviluppo psico‐fisico morale e sociale di bambini ed adolescenti), non può che passare dalla scuola.

“La scuola è una risorsa fondamentale – spiegano gli ideatori del progetto dell’Istituto degli Innocenti - e il luogo ideale per intraprendere azioni di prevenzione a carattere strutturato e adeguate allo specifico contesto socio-territoriale di riferimento mediante la realizzazione di interventi educativi e formativi finalizzati alla promozione della cultura della legalità e del benessere di bambini e adolescenti”.

Un primo percorso sperimentale (che si è svolto da febbraio ad aprile scorsi) ha coinvolto cinque scuole in tutta Italia, scelte in base alla collocazione geografica: per la macroarea Nord è stato scelto l’istituto comprensivo numero 1 di Bologna, per il Centro l’istituto comprensivo “E. Quirino Visconti” di  Roma, per il Sud Istituto Comprensivo Foscolo Oberdan (laboratori nelle classi) e il liceo classico Genovesi di Napoli (seminario), infine per la macroarea Isole  è stato coinvolto nel progetto l’istituto Pestalozzi di Catania.

Gli studenti delle classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado coinvolti nelle attività laboratoriali sono stati 388 e a loro è stato chiesto di porre l'attenzione sul linguaggio corporeo e non verbale, sul rispetto degli spazi propri ed altrui e sulla capacità di porre dei limiti; di lavorare sulle emozioni, sull’ascolto e il rispetto di quelle degli altri; di confrontarsi sui temi del bullismo, dei maltrattamenti che passano anche dai mezzi tecnologici.

Ai quattro seminari di “promozione e sensibilizzazione”, invece, hanno partecipato in tutto 426 persone, tra dirigenti e insegnanti, di cui 80 a Bologna, 67 a Roma, 188 a Napoli e 91 a Catania. Lo scopo era quello di chiarire il contesto in cui si sviluppano i fenomeni di bullismo e cyberbullismo e di aggiornare il quadro normativo del contrasto a questi fenomeni, rispetto ai quali nell’ultimo ventennio è cresciuta l’attenzione della comunità internazionale (In Italia il sistema giuridico penale è stato oggetto di numerose riforme e di innovazioni legislative e, ad oggi, può essere considerato all’avanguardia).

Altro obbiettivo degli incontri era quello di dare ai partecipanti strumenti per individuare meglio le situazioni di disagio e rafforzare gli interventi di protezione e assistenza da avviare a scuola ma in raccordo con le forze dell’ordine e la rete territoriale dei servizi sociali.

“A fianco dell’apparato di contrasto a questi fenomeni è necessario – sottolineano gli ideatori del progetto - approntare un sistema di sensibilizzazione, prevenzione e protezione dei minori, secondo l’approccio “child‐ oriented” multidisciplinare e interistituzionale, indicato anche a livello internazionale. La tutela, prima di essere riparativa o giudiziaria, deve essere affrontata a livello educativo”.