Secondo i dati dell'Ocse l'Italia è uno dei paesi peggiori in termini di donne e occupazione. Restano ancora molto scarse le tutele alla maternità.
08 March 2016

Le donne come colonna portante delle famiglie, le donne come mamme e mogli, le donne come casalinghe a scapito della carriera. Ecco la fotografia della condizione femminile in Italia scattata dall'Ocse: il nostro è uno dei paesi peggiori per essere donne lavoratrici.

Una situazione che affonda le radici in un sistema Paese che ha da sempre ha cercato di escludere le quote rose, obbligando le donne a dover scegliere tra famiglia e carriera. I dati dell'Oecd (Ocse) rielaborati dall'Economist hanno considerato diversi parametri, dall'accesso all'educazione superiore alla presenza all'interno dei consigli di amministrazione, agli stipendi (più bassi dei colleghi uomini) alla maternità e alla partecipazione alla forza lavoro.
Proprio la presenza delle donne nel mondo del lavoro costituisce in Italia il vero problema.
L'Ocse evidenzia come le deboli tutele sul fronte di maternità e l'assistenza ai figli insieme agli ostacoli burocratici e al ridotto accesso all'istruzione superiore facciano scivolare il nostro Paese in fondo alla classifica, seguiti solo dalla Corea del Sud e dalla Turchia.

Eppure quando si parla di genitori in Italia  più di sette volte su dieci le donne sono protagoniste. Secondo la più grande ricerca sulla rappresentazione di genere nei mezzi d’informazione (Global Media Monitoring Project) le donne però hanno meno prestigio e autorevolezza in tema di presenza ai vertici politici, accademici e in magistratura.

In un solo caso l'Italia supera la media Ocse, ovvero nel numero di parlamentari donne. Un segnale che mostra dunque un'inversione di tendenza ma che rischia di rimanere una cattedrale nel deserto se non è accompagnato ad un drastico cambio di rotta sul fronte del lavoro.
Un dato su tutti (fonte Istat), una madre su quattro, in Italia, perde il lavoro entro due anni dalla nascita del figlio.

 

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