21 February 2017

“L’attuazione della riforma della Buona Scuola prevede un cambio di prospettiva notevole, che richiederà tempo, orientamento e risorse adeguate, andando a toccare aspetti fondamentali come la formazione degli educatori, il coordinamento territoriale e la programmazione del sistema integrato 0-6 e la finalizzazione dei fondi. Ma rappresenta anche un’opportunità notevole per qualificare i servizi per l’infanzia”. E’ quanto ha dichiarato, in sintesi, Aldo Fortunati, responsabile dell’Area Educativa dell’Istituto degli Innocenti, ascoltato pochi giorni fa in audizione presso la VII Commissione del Senato, in merito ai decreti attuativi della Legge 107/2015

“Per quanto riguarda la formazione – ha sottolineato Fortunati - va ricordato che l’esperienza italiana, pur caratterizzata dalla disomogenea diffusione dei nidi, ha consentito di mettere a fuoco elaborazioni pedagogiche innovative e originali sui temi dell’educazione e della cura, in riferimento ai primissimi anni di vita, in un modo diverso da quello che caratterizza la gran parte delle esperienze internazionali”. All'estero, infatti, si concentrano energie e risorse nella diffusione di opportunità che riguardano solo marginalmente i primi due anni di vita e che utilizzano come principale riferimento progettuale la scuola dell’infanzia e la scuola primaria.

“In questo quadro – ha aggiunto Fortunati - la previsione di una formazione universitaria per educatori di nido, con la laurea triennale L-19 in scienze dell’educazione e della formazione, e docenti di scuola dell’infanzia, con la laurea quinquennale LM-85 in Scienze della formazione primaria, non rappresenta comunque una soluzione pienamente soddisfacente”. Questo perché si tratta di corsi di laurea nati e sviluppati in un contesto diverso dall’esistente, anche concettualmente.

“Quanto al coordinamento territoriale del sistema integrato 0-6 – ha sottolineato – è opportuno che le funzioni di coordinamento dei sistemi territoriali siano sostenute dalla definizione di accordi inter-istituzionali anche a livello regionale”. Ma non solo: il coordinamento non dovrebbre limitarsi agli aspetti pedagogici, ma coinvolgere “anche la qualità organizzativa e gestionale della rete dell’offerta”. 

Infine, non è più possibile ignorare il dato demografico. Oggi si registra una base di utenza potenziale di 1.641.882 bambini per la fascia da 3 a 5 anni e di 1.492.050 per la fascia 0-2. Numeri che derivano dal trend negativo nelle nascite che ha fatto registrare un decremento medio di quasi 14mila nascite all’anno. E che non accenna a frenare: si stima che nei prossimi 10 anni nasceranno ogni anno 10mila bambini in meno.

“Questo vuol dire che la scuola dell’infanzia, che oggi accoglie 1.601.606 bambini è già sulla soglia dell’ipertrofia”, fa notare Fortunati. Una circostanza da sfruttare per favorire la qualificazione dell’offerta, sia in termini di orari di apertura che di livelli di compresenza.