Sul social network una catena chiede ai genitori di condividere gli scatti dei figli ma la Polizia avverte “il 50% di queste immagini va su siti pedopornografici”
23 February 2016

“È sempre meglio evitare di pubblicare foto di minori, anche se sono nostri figli, sui social network e in generale su internet”.
Con queste parole, Raffaella Pregliasco, giurista e responsabile del servizio di Cooperazione Internazionale dell'Istituto degli Innocenti, commenta l'ultima moda social, ovvero la “Sfida delle mamme” una sorta di catena con cui le donne si scatenano a pubblicare foto dei loro bambini in momenti felici.

Tutto è nato con un post su Facebook che invita le mamme a condividere tre fotografie con cui mostrare al mondo la bellezza dei propri figli, quasi sempre minori se non addirittura neonati, invitando altre mamme a farlo.

Questa catena ha di fatto riempito il social network di migliaia di scatti che ritraggono altrettanti bambini, un fenomeno così pericolo ed esteso da richiamare l'attenzione della Polizia Postale che è intervenuta per rivolgere un invito alla prudenza a tutti i genitori.

“Mamme. Tornate in voi. Se i vostri figli sono la cosa più cara al mondo, non divulgate le loro foto in Internet. O quantomeno, abbiate un minimo di rispetto per il loro diritto di scegliere, quando saranno maggiorenni, quale parte della propria vita privata condividere. Se questo non vi basta, considerate che oltre la metà delle foto contenute nei siti pedopornografici provengono dalle foto condivise da voi” si legge sulla pagina ufficiale della Polizia Postale su Facebook.

“L'Istituto degli Innocenti è impegnato dal 2007 nel campo della media education con il progetto Trool, Tutti i ragazzi ora on line, progetto promosso dalla Regione Toscana – ricorda la presidente dell'Istituto, Alessandra Maggi – per rendere i bambini e i ragazzi consapevoli sull'uso della Rete. Noi, insieme alle scuole e a molti altri soggetti – aggiunge – facciamo un lavoro importante per far conoscere agli studenti i pericoli e le insidie che si nascondono in internet e, in particolare, sui social network. Purtroppo, a volte i primi a fare un uso improprio e distorto di questi strumenti sono proprio i genitori che con questo atteggiamento superficiale mettono a rischio il benessere stesso dei loro figli”.

“Per pubblicare l’immagine di una persona non famosa occorre la sua autorizzazione – precisa ancora Raffaella Pregliasco -. Non possono quindi essere pubblicate immagini di minori in modo che siano riconoscibili, e questo anche nel caso di fatti di rilevanza pubblica, a meno che non vi sia espressa autorizzazione da parte dei genitori. In realtà le esigenze di tutela del minore non vengono meno a seguito di autorizzazione in tal senso da parte dei genitori, perché il rischio che le immagini vengono diffuse, strumentalizzate o utilizzate in modo improprio permane nella sua potenziale portata”.

Secondo i dati diffusi dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, nel corso del 2015 sono stati operati 67 arresti e 485 denunce per adescamento di minori online, produzione, diffusione e commercializzazione online di materiale pedopornografico. Per il crescente fenomeno dell'adescamento online di minori, lo scorso anno sono state ricevute 221 denunce e, dalle complesse operazioni di prevenzione, è scaturita una assidua attività di monitoraggio della rete che ha visto coinvolti ben 17.283 siti internet, di cui 1.819 inseriti in black list.