Cosa prevede la riforma in atto nel sistema scolastico finlandese, dai macro argomenti all'approccio al "problem solving"
08 June 2015

Mentre il ddl su “la buona scuola” italiana naviga a vista fra polemiche e opposizioni (da oggi in commissione cultura al senato alle prese con oltre 200 emendamenti) la Finlandia, già paese con uno fra i sistemi scolastici più efficaci al mondo a detta dell'OCSE, sta ponendo le basi per una riforma radicale che andrà a pieno regime nel 2020.

Il Paese da appena 6 milioni di abitanti che si affaccia sul Mar Baltico è riuscito a mettere in piedi, da dopo guerra ad oggi, una scuola di altissima qualità e con alto livello di inclusione, in cui cioè il divario fra la preparazione degli studenti è minimo nelle varie zone del paese e nelle diverse scuole. Il ciclo della scuola dell'obbligo dura 9 anni per tutti, dopo di che a cir­ca 16 an­ni i ragazzi pos­so­no de­ci­de­re se con­ti­nua­re la scuo­la op­pu­re no. Se de­ci­do­no di far­lo han­no due op­zio­ni: il li­ceo, che pre­pa­ra agli stu­di ac­ca­de­mi­ci, e la scuo­la pro­fes­sio­na­le, che of­fre del­le com­pe­ten­ze in un cer­to me­stie­re e dà la pos­si­bi­li­tà di con­ti­nua­re con la “am­mat­ti­kor­kea­kou­lu”, una scuo­la uni­ver­si­ta­ria pro­fes­sio­na­le. Le scuole sono per la quasi totalità pubbliche e la formazione di tutti gli insegnanti prevede un iter di studi universitari e una forte selezione all'ingresso.

Recentemente la Finlandia ha iniziato ad introdurre nuove linee guida, gettando le basi per una riforma che capovolge completamente alcuni concetti abituali dell'insegnamento come noi lo conosciamo. Ad esempio ha deciso che a bambini e ragazzi non verranno più insegnate le classiche materie come le abbiamo sempre intese: la formazione passerà attraverso macro-temi, argomenti approcciati in maniera trasversale, pratica, ragionata. Mappe concettuali che guidano lo studente. Insomma, un multitasking a 360 gradi per capire il mondo, imparare a leggerlo criticamente e analizzarlo con strumenti accessibili a tutti.

Un esempio? L’Unione Europea. Questa sarà l’erede di una materia che prima poteva essere di volta in volta la storia, la geografia, il diritto o l’economia. Oppure l’argomento «Servizi di mensa» potrebbe essere la grande categoria, che prevede poi elementi di medicina e dietologia, lingue, cultura eno-gastronomica, geografia e persino matematica.

Cambierà insomma completamente il criterio di classificazione che partirà dall’argomento, protagonista della lezione, per arrivare agli approcci con cui studiarlo (e non viceversa), sovvertendo completamente il paradigma di catalogazione.

Una bella rivoluzione che è già partita in via sperimentale alla Siltamaki primary school di Helsinki dove gli studenti affrontano con l’insegnante i diversi problemi con un approccio ben chiaro, quello del problem solving: si parte da un “fenomeno” da spiegare e lo si affronta ricorrendo al bisogno a una delle classiche discipline, che sia matematica, geografia o scienze poco importa, quello che conta è la trasmissione di conoscenze e l’esperienza pratica che porta i ragazzi alla comprensione del tema trattato. (fr.cop)

Crediti foto: Jari Sjolund