Ottanta bambini amputati tornano a camminare
04 May 2010
Haiti: protesi per i piccoli terremotati

Daniele Bonacini, ingegnere e fondatore della Roadrunnerfoot Engineering, quando la Fondazione Rava-NPH Italia gli ha chiesto se poteva fare qualcosa per i bambini amputati di Haiti a causa del terremoto del 13 gennaio scorso, non ha avuto dubbi. La sua azienda produce protesi di vario tipo: il piede per correre, quello per camminare e altri mezzi per aiutare le persone che hanno perso gli arti ad avere una vita normale.

Bonacini conosce il problema delle amputazioni perché lo vive sulla sua pelle: 16 anni fa ha perso la gamba destra per un incidente stradale. Ma questo non gli ha impedito di diventare atleta delle Paraolimpiadi. “In ospedale ho avuto la fortuna di incontrare una persona che subito dopo l'intervento venne davanti a me con le sue protesi e si mise a saltare. Questa sua azione ebbe su di me, appena amputato, un impatto positivo immediato”.

É ciò che Daniele Bonacini è andato a fare con i bambini di Haiti che hanno subito le amputazioni degli arti a causa del sisma: secondo stime del governo haitiano dei 5 mila amputati, 2-3 mila sono minori.

Giunto davanti ai piccoli che avevano perso gli arti ha fatto la sua performance che si è dimostrata vincente: “Mi sono tolto la protezione che copriva la protesi e ho cominciato a camminare e saltare. Poi ho indossato la protesi per correre e mi sono esibito davanti a loro. Volevo che capissero che anche senza una gamba queste cose si possono fare grazie alle protesi. Questa azione – spiega - ha avuto sui bambini haitiani lo stesso impatto positivo che ebbe su di me”. Poi per fargli vedere che non faceva male, cosa di cui avevano paura i piccoli, si è tolto e rimesso la protesi diverse volte.

É stata una visita durata dieci giorni, molto intensi, durante i quali ha visitato gli ospedali e i laboratori e ha capito cosa era necessario fare per i piccoli haitiani.

“La cosa che mi ha compito maggiormente è che il 90% dei bambini amputati ha un'età fra i 3 e gli 8 anni. Per fare un lavoro come piacerebbe a me dovrei stare sei mesi ma non posso perché mi è nato il secondo bambino che ha quattro mesi”.

Il primo ostacolo da superare per Bonacini era il costo delle protesi. É riuscito a convincere i suoi fornitori di materie prime ad abbassare i prezzi per i bambini di Haiti riuscendo a produrre a un costo di 300 euro a pezzo anziché 500, il costo vivo della produzione di fronte a un prezzo di mercato di circa 2.000 euro a pezzo.

“Fino ad oggi attraverso la Fondazione Rava-NPH Italia sono state spedite 190 protesi e altre 40 attraverso Disabili No Limits, associazione di cui sono fondatore, che contribuisce ad aiutare persone che hanno subito amputazioni e non possono permettersi i costi delle protesi. Ma l'obiettivo del progetto Haiti è fare in modo che per i bambini arrivino mille o ancora meglio 2 mila di queste protesi per far vivere ai piccoli haitiani una vita normale. Nel frattempo abbiamo contattato il Centro Protesi INAIL di Bologna chiedendo di mettere a disposizione i loro tecnici”.

Il personale tecnico e i fisioterapisti, nonostante facciano i turni di due settimane, in una situazione come quella haitiana non sono sufficienti. La Fondazione Rava-NPH Italia, presente ad Haiti da 22 anni conosce bene il territorio, ha strutture rodate, una fitta rete di contatti e una base operativa alla Casa dei Piccoli Angeli, accanto all’ospedale pediatrico N.P.H. Saint Damien.

“Abbiamo un laboratorio – spiega Silvia Valigi dell'ufficio stampa della Fondazione – che fino ad oggi ha permesso a un'ottantina di bambini di tornare a camminare. Ma uno dei nostri obiettivi è mettere in piedi una fabbrica di protesi. Oltre che dare lavoro ai giovani dell'isola permetterebbe di riparare quelle che si rompono o che si usurano e rendere Haiti autosufficiente”.  (sp)

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