Una ricerca indaga sui comportamenti mobile dei giovani
24 October 2011
Il cellulare e i ragazzi toscani

Il cellulare è utilizzato dai ragazzi non più soltanto per telefonare o inviare sms ma soprattutto per ascoltare musica, fare foto e video, contiene ormai tutto quello che prima stava nella cameretta. E' una sorta di diario di bordo, un oggetto intimo che contiene e preserva contenuti privati e riservati. Sono tanti i dati e le riflessioni che scaturiscono dalla ricerca “La comunicazione mobile dei giovani, dagli sms al social networking” realizzata da Corecom Toscana e dal Communication strategies lab dell'Università di Firenze con la collaborazione di Fondazione Sistema Toscana su un campione di 618 ragazzi della provincia di Firenze dagli 11 ai 18 anni.
La ricerca è stata presentata presso il Consiglio regionale della Toscana alla presenza di esperti e di alcuni dei ragazzi che hanno preso parte al monitoraggio dai ricercatori Gianluca Torrini e Luca Raffini che l'hanno realizzata.
Torrini ha sottolineato che l'età del primo cellulare è sempre più bassa tra i 10 e gli 11 anni e
la spesa mensile per il cellulare diminuisce rispetto agli anni passati; il 60% dei ragazzi ancora non va su internet con il cellulare mentre l'utilizzo degli sms è molto forte soprattuto all'interno della cerchia ristretta di amici. Ma ciò che balza agli occhi è sicuramente il fatto che i cosiddetti nativi digitali non sono poi così esperti nell'utilizzo delle nuove tecnologie per la comunicazione e la distinzione tra nativi e immigrati digitali esiste solo dal punto di vista tecnico perchè i nativi sono molto capaci di impadronirsi degli oggetti tecnologici e di farli funzionare e molto veloci nel trovare le varie funzionalità.
Luca Raffini si è invece soffermato sulle questioni che riguardano la privacy ovvero quanto i ragazzi siano consapevoli dei rischi per la propria privacy legati all'uso dei cellulari, e dalla ricerca emerge che lo sono molto poco. Infatti alla  domanda su quale immagine evocano i cellulari i ragazzi hanno dato tendenzialmente risposte neutre ovvero che il cellulare è utile e comodo e solo il 15,9%  ha risposto che è una forma di controllo. E' interessante anche seguire l'evoluzione dell'utilizzo del cellulare visto che a 10 anni il cellulare viene usato per parlare con i genitori, poi col passare degli anni per parlare con gli amici anche via sms e infine per contattare amici lontani o persone che non si conoscono che condividono passioni particolari soprattutto grazie ai social network. C'è quindi un ampliamento della sfera sociale ma il cellulare è soltanto il mezzo e l'estensione dei rapporti sociali è aiutata dal cellulare che non ne è però la causa.
A commentare i risultati anche Carlo Sorrentino docente di sociologia dell'università di Firenze che ha sottolineato che sebbene le nuove tecnologie siano in grado di aumentare a dismisura i nostri contatti finiscono per rafforzare quelli con poche persone. Le nuove tecnologie rischiano quindi di limitare il numero di interlocutori per il fatto che si costruiscono delle comunità omogenee che condividono passioni e interessi ma si chiudono su se stesse.
Gaetano Aiello economista dell'università di Firenze ha invece messo in luce il fatto che per l'ingresso nel mondo del lavoro  oggi sono fondamentali il saper utilizzare le tecnologie, conoscere le lingue e aver fatto da leader in un qualsiasi gruppo su un social network.
Infatti le nuove tecnologie rappresentano un mondo che non ha maestri ma soltanto pari perchè è un mondo che si costruisce tutti insieme giorno per giorno, ha chiosato Li Volsi presidente del Telecom.
Non altrettanto ottimista Luca Toschi, docente e coordinatore della ricerca secondo cui internet ha senso soltanto se i luoghi della rete sono capaci di portarci fuori nel mondo reale, se l'immaginario digitale incide nella realtà. I ragazzi non devono possedere soltanto le competenze tecnologiche ma anche quelle comunicative e i contenuti perchè la comunicazione non sia più gerarchica da uno a molti ma orizzontale, rendendo i ragazzi veri e propri nodi della rete. (francesca conti)