L’Istituto degli Innocenti ha analizzato la “segregazione orizzontale” in Italia
06 June 2017

Insegnanti e infermieri vengono da Venere, ingegneri e scienziati da Marte. Lo raccontano i dati dell’Oecd/Pisa che parlano di “segregazione orizzontale”, ovvero la tendenza a orientare i ragazzi verso corsi di studio e occupazioni secondo vecchi stereotipi invece che in base alle inclinazioni e alle potenzialità di ognuno. Per incidere sull’orientamento scolastico e professionale e avvicinare anche i ragazzi alle professioni che si occupano di cura alla persona è nato il progetto Boys in Care, al quale partecipa l’Istituto degli Innocenti che ha analizzato la situazione della “segregazione orizzontale” in Italia.

 Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione la divisione di genere, complici aspettative delle famiglie e pressioni sociali, è ben marcata già a partire dal primo anno delle superiori dove la maggior parte dei maschi resta lontano dalle “Scienze Umane”: solo il 10 per cento dei ragazzi si è iscritto a licei di questo tipo nell’anno scolastico 2016-2017.  Anche le lingue straniere e l’arte sembrano essere appannaggio delle ragazze (che sono l’80 per cento degli iscritti ai licei linguistici e il 70 per cento ai licei artistici). In minoranza i maschi lo sono anche  ai licei classici dove nelle prime di quest’anno le studentesse raggiungono il 70 per cento degli iscritti, mentre la componente maschile è predominante nei licei scientifici con opzione scienze applicate (70 per cento), nei licei sportivi (71 per cento), nei tecnici dove si studia la tecnologia (84 per cento) e nei professionali legati al settore dell’industria e dell’artigianato (75 per cento).

 Un salto all’Università e il panorama cambia poco: Scienze della Formazione è di dominio femminile, i maschi iscritti sono appena l’8 per cento (in calo rispetto al 2000); a Lingue e Psicologia un iscritto su 5 è un ragazzo e le studentesse sono in maggioranza anche a Lettere, Medicina e nelle facoltà dell’area socio-politica. La situazione invece è ribaltata a Ingegneria e nelle facoltà dell’area scientifica dove le studentesse sono in minoranza e non raggiungono il 30 per cento.

 La tendenza è in linea con quello che succede nel resto d’Europa, cambiano però le percentuali: in Germania ad esempio nel 2009 i ragazzi che avevano scelto come professione il settore dell’educazione sono stati un 30 per cento (la media europea è del 23 per cento). Nel settore della salute i maschi sono in numero ancora minore in Europa rispetto a quello che avviene in Italia, non raggiungono il 26 per cento, calano al 16 per cento in Finlandia.

 Un focus sulle professioni dedicate alla cura della persona (dagli insegnanti agli infermieri, dagli assistenti sociali agli educatori degli asili nido) fa emergere che gli uomini “care workers” non superano in Italia il 12 per cento (dato del 2009), ma quello che colpisce è il fatto che il loro numero ha subito un calo di quasi il 9 per cento rispetto al 2000.

 Tra i mestieri a più alta percentuale femminile c’è l’insegnamento dove però la presenza maschile è diversamente rappresentata se si parla di scuola dell’infanzia e primaria (i dati OECD per l’Italia ci dicono che qui i maestri sono appena, rispettivamente, lo 0,7 per cento e il 3,6 per cento) o di scuola media e superiore (i professori sono il 22 per cento alle medie e il 34 per cento alle superiori).