A colloquio con Oiudad Bakkali nella giunta del Comune di Ravenna
13 March 2012
Integrazione, ne parla neo assessore G2

Secondo dati Istat, a gennaio 2010, la presenza di minori stranieri residenti in Italia è stata di oltre 993 mila presenze. Il 22 per cento del totale della popolazione straniera residente.

Nelle scuole del nostro Paese gli alunni con cittadinanza non italiana sono invece 711 mila. Sono coloro che diventeranno, o sono, le seconde generazioni, figli di immigrati che auto-ironicamente si definiscono “italiani con il permesso di soggiorno”.

Oiudad Bakkali, italiana di origini marocchine, dal giugno 2011 è assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione del Comune di Ravenna. Ventisei anni, è arrivata in Italia con la famiglia quando aveva un anno ed è diventata cittadina italiana all'età di 19.

É stata relatrice al seminario nazionale “Enti locali, scuola, integrazione” che si è tenuto agli Innocenti l'8 e il 9 marzo portando la sua esperienza come cittadina G2 e come assessore. Dinamica, aperta e solare, ha partecipato alla sessione internazionale del Parlamento Europeo dei Giovani e alla prima edizione dell’EuroMed Youth Parliament. Oggi porta avanti il suo lavoro nella politica locale con passione. Le abbiamo fatto qualche domanda.

Che significa essere assessore di G2 in un Comune come Ravenna?

Quando il sindaco ha deciso di darmi deleghe delicate e importanti come la Cultura e la Pubblica istruzione, era evidente che le mie origini avrebbero destato curiosità e anche polemiche. Infatti l'opposizione firmò un documento nel quale affermava di essere contraria alla mia nomina perché rappresentavo una minaccia della cultura. In quel momento mi sono resa conto di non essere italiana perché ricoprivo un ruolo di politica attiva. Oggi le seconde generazioni rappresentano l'anello di congiunzione con la vera integrazione stabile che avverrà nei prossimi anni.

Quanti sono i giovani di seconda generazione nell'area di Ravenna e che impatto possono avere sulle scelte della politica?

A seconda dei quartieri, sulla popolazione di Ravenna incidono tra il 7 e l'11%. In Emilia-Romagna siamo nella media nazionale, attorno al 7%. Tra i ragazzi di seconda generazione adesso c'è maggiore consapevolezza anche grazie alle varie reti locali e nazionali. A Ravenna esiste Generazione in movimento, la Rete TogethER nata a Reggio Emilia, raggruppa sette province della regione e vari gruppi e a livello nazionale c'è la Rete G2. Generazione in movimento è nata da un anno e vi partecipano ragazzi G2 e italiani. I giovani che ne fanno parte si occupano del tema dell'integrazione ma anche di aiutare la cittadinanza ad avere maggiore consapevolezza sull'integrazione e le seconde generazioni a capire come avere maggiore rappresentanza.

Come vedono la situazione i genitori dei ragazzi G2?

I nostri genitori sono la generazione che ha compiuto quell'atto volontario di migrare con la loro valigia di speranze, chi per questioni politiche, chi per problemi di povertà. Vedono i propri figli nascere e acquisire caratteristiche culturali che a volte per loro sono strane. All'interno delle famiglie viene fatto un lavoro di comunicazione tra i figli nati in Italia o cresciuti nella cultura italiana e i genitori che oltre al gap generazionale hanno anche un gap culturale.

Un immigrato di seconda generazione si sente più italiano o cittadino del Paese di provenienza?

Secondo me c'è una sindrome di non appartenenza a nessuna delle due cittadinanza. Però essere nati e cresciuti in Italia non dà diritto a nessuna cittadinanza. Quando tornano nel Paese di origine si sentono stranieri. Vengono a galla le differenze culturali e linguistiche. Non mancano momenti di confusione.

Quanto tempo ha dovuto aspettare per avere la cittadinanza italiana?

Per me che non sono nata in Italia - sono arrivata quando avevo un anno - la legge parla di 700 giorni di pratiche burocratiche per ottenere la cittadinanza. L'ho avuta dopo quattro anni. Per chi è nato in Italia, se ne fa richiesta, ha la cittadinanza al compimento del diciottesimo anno di età. Ma se non la richiede entro il diciannovesimo anno perde questo automatismo.

Cosa cambierebbe come assessore e come rappresentante G2?

Anche se non è competenza degli Enti locali, mi verrebbe da dire che cambierei la legge sulla cittadinanza.

Come reagiscono i giovani italiani davanti al tema dell'integrazione?

I primi che vivono l'integrazione sono i bambini. Non la sentono come una problematica. Crescono insieme agli altri e vengono meno tutte quelle barriere sullo “straniero”. Gli adolescenti non hanno paura del fenomeno ma non conoscono, quindi non capiscono il problema dello Jus soli e jus sanguinis. Su questo bisognerebbe fare maggiore informazione.

(Sandro Pintus) (sp)