31 March 2017

Investire sui primi anni di vita dei bambini produce risorse che si traducono in una minore spesa pubblica in svariati comparti, fino alla spesa giudiziaria. Lo rivelano numerose ricerche, citate durante il partecipatissimo seminario nazionale sulla qualità e i costi standard dei nidi d’infanzia, che si è tenuto questa mattina all’Istituto degli Innocenti. Punto di partenza per la discussione il Rapporto sui servizi e sui costi standard elaborato dallo stesso Istituto degli Innocenti alla fine del 2016, illustrato da Aldo Fortunati, Direttore Area Educativa.

PUBBLICO VS PRIVATO. Tra le evidenze messe in evidenza dal Rapporto il modello toscano, dove l’integrazione pubblico-privata domina l’offerta dei servizi per l’infanzia. “Partiamo dal confronto tra pubblico e privato – ha sottolineato Nicola Sciclone, Dirigente Area lavoro, istruzione e welfare dell’Irpet - non con l’idea di ridurre i costi, ma per capire come rendere la spesa più efficiente. Un aspetto da normalizzare è quello dei contratti, ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione, che riguarda la diversa composizione dell’utenza. Nei nidi pubblici a gestione diretta – ha fatto notare Sciclone - c’è una maggior presenza di bambini disabili e di bambini che hanno bisogno di assistenza superiore. Un aspetto che incide particolarmente sulla spesa e ci indica che dobbiamo rafforzare l’analisi dei costi con un dettaglio relativo agli aspetti qualitativi del servizio”.

INVESTIRE SULL’INFANZIA, RIDUCENDO LA SPESA PUBBLICA. “Dovremmo sempre avere presente il testo-manifesto della Commissione Europea del 2011 – ha dichiarato Sara Mele, Dirigente Settore educazione e istruzione della Regione Toscana - che indica come i servizi per l’infanzia di qualità rappresentino un volano fondamentale in termini di sostenibilità della spesa pubblica del Paese, oltre che per lo sviluppo personale e individuale dei bambini. Investire nei servizi per l’infanzia fin dai primi anni di vita si traduce in migliori performance all’interno del sistema dell’istruzione, in termini di minor dispersione scolastica, ma anche in migliori performance in termini di sistema economico e produttivo, produce risorse rilevanti che determinano poi la contrazione della spesa pubblica in comparti che arrivano fino alla spesa giudiziaria”.

INTERVENTI PRECOCI, INTERVENTI EFFICACI. Sulla stessa scia l’intervento di Guglielmo Barone, economista della Banca d’Italia, che ha citato gli studi del premio Nobel James Heckman. “Volendo sintetizzare al massimo il risultato della sua ricerca - ha spiegato - potremmo dire che tanto prima si interviene quanto più si ottengono risultati. Dunque un intervento è tanto più importante quanto più è precoce. Pertanto se vogliamo ridurre le disuguaglianze tra bambini con background, risorse e condizioni di partenza diverse, dovrò investire molte risorse in più se intervengo durante la scuola primaria piuttosto che se lo faccio nei primissimi anni di vita”. E il fatto che abbiamo bisogno di investire lo dimostra la scarsa produttività dell’Italia, che trova radici ben prima della crisi economica.

COMUNE CHE VAI, COSTO CHE TROVI. Nel merito della spesa sostenuta dagli enti pubblici per i servizi per l’infanzia, sono emersi enormi divari tra le regioni e anche tra i comuni all’interno di una stessa regione. Anche nella virtuosa Toscana. Qui si passa da un costo di circa 1.000 euro a bambino, che vale per la stragrande maggioranza dei comuni, fino ad un massimo di circa 5mila euro. Da cosa derivano questi divari? “In parte anche dall’inefficienza degli investimenti. Ma la ricerca dell’efficienza – sottolinea Barone - non è in contraddizione con la ricerca della soddisfazione del cittadino”.

RISPARMI E CRESCITA. Quanto si potrebbe risparmiare applicando dei costi standard? Fino al 12%, un’enormità nel panorama della spesa pubblica. Ma il nodo principale resta quello della crescita del Paese. Sia economica che demografica. “Se riusciamo ad estendere il sistema 0-6 in tutto il Paese – ha concluso Francesca Puglisi, relatrice in Senato della legge sulla Buona Scuola - riusciremo ad essere più efficaci nel perseguire l’obiettivo di ridurre la disuguaglianza sociale. E a dare maggior fiducia agli italiani e ai nuovi cittadini. Anche gli stranieri che vivono nel nostro Paese hanno cominciato a fare pochi figli. Offrire servizi per l’infanzia di qualità, accessibili in tutto il territorio, può essere davvero uno strumento per il rilancio del Paese”.