25 November 2016

Metà delle donne italiane è stata vittima di qualche forma di maltrattamento prima di compiere 16 anni, mentre il 18% ha riportato episodi sia di abuso sessuale che di maltrattamenti e solo meno di un terzo (26%) non ha mai subito alcun tipo di violenza. I dati emergono dallo “Studio Multi-Paese sui drivers della violenza sull’infanzia”, realizzato dall’Istituto degli Innocenti con la supervisione di Unicef Office of Research e Università di Edimburgo, e in particolare dall’indagine campionaria nazionale “Vite in Bilico” (Bianchi e Moretti, 2006), che prese in esame le esperienze di violenza subite durante l’infanzia e l’adolescenza da donne tra i 19 e i 60 anni. L’indagine è stata oggetto di ulteriori analisi, riportando un quadro particolarmente significativo.

PARTNER ED EX NEL MIRINO
Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne vale la pena ricordare che metà delle intervistate è risultata essere stata vittima di qualche forma di maltrattamento, il 6% di abuso sessuale. Il quadro generale è confermato da successivi studi. L’indagine nazionale multiscopo condotta dall’Istat nel 2014 ha stimato che il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni avevano subito violenza fisica o sessuale durante la loro vita. Nello specifico il 20,2% ha subito violenza fisica, il 21% violenza sessuale, e il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale, come stupri o tentati stupri. A commettere le forme più gravi di violenza sulle donne sono per lo più partner o ex partner (il 62,7% di stupri).

DONNE PIU’ CONSAPEVOLI
Le donne sembrano essere più coscienti della gravità della violenza. Sempre più spesso considerano un reato la violenza che hanno subito (la percentuale è passata dal 14,3% nel 2006 al 29,6% nel 2014 per la violenza tra partner) e più donne la denunciano alla polizia (dal 6,7% al 11,8%). Sempre più spesso ne parlano con qualcuno (dal 67,8% al 75,9%) e chiedono aiuto a servizi specializzati e centri anti-violenza (dal 2,4% al 4,9%).

CRIMINI PIU’ VIOLENTI
Ciononostante ci sono anche aspetti negativi. Il rapporto pubblicato nel 2014 mostra che c’è stato un aumento nelle violenze che hanno causato ferite (dal 26,3% del 2006 al 40,2% riguardo alla violenza causata dal partner) e nel numero di donne che hanno temuto per la propria vita (dal 18,8% al 34,5%). Anche le violenze da parte dei non partner sono più gravi che nel 2006. Questi dati sono in linea con quelli sul femminicidio. Nel 2013, Eures ha constatato che sono state uccise 179 donne (una ogni due giorni) con un aumento del 14% dal 2012. Questo è il numero più alto di femminicidi mai registrato in Italia: un caso su tre è avvenuto dopo che la donna aveva deciso di lasciare il proprio partner.

MATRICIDI IN AUMENTO
Un altro dato significativo è quella sull’aumento dei matricidi (23 madri uccise, che costituiscono il 18,9% dei femminicidi familiari) – secondo l’Eures in parte a causa dell’attuale crisi, per motivi economici o per il peggioramento delle relazioni causata da una coabitazione imposta dalla necessità. In 7 casi su 10, i femminicidi sono stati commessi nel contesto familiare, un dato che è rimasto costante nel periodo tra il 2000 ed il 2013 (70,5%). Secondo l’Eures, la risposta istituzionale è stata inadeguata, dato che nel 2013 più della metà delle future vittime (51,9%) aveva già denunciato la violenza subita. Mentre nel corso di 10 anni, la metà dei femminicidi sono accaduti nel Nord Italia, nel 2013 i femminicidi sono aumentati del 27% nel Sud Italia. Nella maggior parte dei casi, i femminicidi sembrano essere la conseguenza della decisione della donna di lasciare il proprio partner, mentre il 20% sono causati da conflitti tra partner ed il 16% da ragioni economiche (soprattutto i matricidi).

ISTRUZIONE E LAVORO
Nonostante i livelli d’istruzione femminile siano cresciuti in maniera significativa (nel 2011 il 59% delle donne avevano una laurea, a fronte del 41% degli uomini), le donne rimangono comunque economicamente svantaggiate. Il tasso di occupazione femminile nel 2014 era del 53,2%, mentre quello degli uomini era del 76,7%. Il tasso di occupazione femminile è particolarmente basso nel Meridione. Inoltre, il divario di salario tra i due generi è del 6,9%, secondo i dati dell’Eurostat dal 2012, che è comunque notevolmente più basso del divario medio dell’UE del 16%.

WELFARE
Per quanto riguarda le misure di welfare, la famiglia – in particolare, il lavoro delle donne all’interno della famiglia – ha tradizionalmente provveduto alla protezione sociale e ai servizi di cura per gli Italiani, secondo ciò che è stato definito il “modello Mediterraneo di welfare” (Rosselli, 2014). Questo ha portato ad una situazione caratterizzata sia da un basso tasso di fertilità (1,43% nel 2012 con la media dell’1,58%) e un basso tasso di attività (52,6% nel 2013, con la media corrispondente del 66,1%). A fronte di questa tendenza storica, alcune misure importanti per la conciliazione della famiglia e della vita lavorativa, includono la maternità obbligatoria – per un periodo di 5 mesi – che è una delle più generose dell’UE. Inoltre, al momento sono in discussione riforme per rafforzare i congedi parentali. I servizi per la prima infanzia per bambini da 0 ai 3 anni coprono il 21% della popolazione di minori dagli 0 ai 3 anni (Centro nazionale, 2013), numero che è sotto la media UE (28%). Si registra, inoltre, una grande variabilità regionale (al Sud ci sono meno posti disponibili). La cura degli anziani è in gran parte realizzata attraverso accordi privati tra famiglie e lavoratori domestici, la maggioranza dei quali è rappresentata da donne migranti, in particolare nel caso in cui il servizio di cura preveda la coabitazione e il pernottamento presso la famiglia.

DONNE E POTERE
A livello politico, le donne sono sotto-rappresentate: costituiscono il 31% del parlamento italiano, che non prevede quote obbligatorie. L’Italia non ha mai avuto una donna Primo Ministro, né Presidente della Repubblica. Nel 2012 le donne rappresentavano il 48,5% dell’amministrazione pubblica, ma la percentuale delle donne in posizioni manageriali si attesta tra il 31 e il 41%.