16 November 2016

I bambini che vivono in famiglie caratterizzate dall’isolamento sociale hanno una probabilità cinque volte maggiore di subire maltrattamenti, mentre le umiliazioni subite in famiglia potrebbero aumentare la probabilità di subire maltrattamenti in età adulta fino a 14 volte. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto Italiano dello “Studio Multi-Paese sui drivers della violenza all’infanzia”, condotto da un team di ricercatori dell’Istituto degli Innocenti sotto la supervisione dell’Unicef Office Research e dell’Università di Edimburgo, al fine di identificare i fattori che predispongono al rischio di abusi e maltrattamenti.

Si tratta del primo studio complessivo di questa portata, realizzato su tutte le più importanti indagini effettuate in Italia sul tema della violenza sui minori negli 15 anni. Il Rapporto rappresenta la conclusione della prima fase di un progetto internazionale che coinvolge, oltre all’Italia, Zimbabwe, Vietnam e Perù, con l’obiettivo di ottenere un quadro complessivo sui dati statistici ed essere in grado di mettere a punto interventi efficaci a scopo di prevenzione.

La ricerca, durata quasi due anni, ha preso in considerazione 237 indagini, tra le quali ne sono state scelte 59 tra le più complete e approfondite per effettuare ulteriori analisi. Il risultato è condensato in una ottantina di pagine di Rapporto - comprensivo di glossario di termini e definizioni – che traccia un quadro sui principali drivers che conducono alla violenza nei confronti dei minori. Al di là delle dinamiche familiari, infatti, lo studio indaga gli elementi di carattere più strutturale, come la situazione economica, politica e culturale di una comunità, come possibili fattori di rischio.

Circa il 20% degli adolescenti in Italia è frequentemente vittima di bullismo fuori e dentro il contesto scolastico(Istat, 2014), mentre il 47% dei minori presi in carico dai servizi ha subito forme di trascuratezza materiale o affettiva (Cismai, Terres des hommes, 2015), il 10,6% delle donne ha subito abusi sessuali prima dei 16 anni e lo 0,8% è stata vittima di forme di abuso sessuale gravi come lo stupro (Istat, 2015).

L’analisi suddivide i fattori di rischio in più livelli: strutturale, inerente lo status socio-economico e le discriminazioni su base etnica; comunitario, collegato alle dinamiche sociali che ruotano attorno al bambino e alla famiglia; individuale e interpersonale, in riferimento all’ambiente familiare e alle esperienze pregresse di abuso subito o assistito in famiglia.

I diversi fattori interagiscono tra di loro creando situazioni più e meno a rischio. Fondamentale resta il contesto familiare. Dagli studi, infatti, emerge ad esempio che le donne vissute in famiglie in cui esistevano segreti e/o la tendenza ad accusarsi a vicenda sono risultate avere una probabilità due volte maggiore di subire abusi sessuali e una probabilità 6,5 volte maggiore di vivere episodi di maltrattamento fisico o emotivo (Bianchi e Moretti, 2006). Anche assistere alla violenza domestica può avere gravi ripercussioni sui minori: la probabilità che le persone compiano atti di violenza intima sui propri partner aumenta dal 5,2% al 22% se hanno assistito alla violenza del padre sulla propria madre (Istat, 2015).

L’esposizione alla violenza è inoltre uno dei drivers che spinge a sviluppare forme di bullismo, agito o subito. Dall’indagine Istat 2014 sul bullismo dentro e fuori dal contesto scolastico emerge che quasi il 20% dei ragazzi tra 11 e 17 anni sono frequentemente vittime di bullismo, percentuale che supera il 50% se si sommano coloro che subiscono atti sporadici. Numeri tali da spingere i ricercatori a concentrarsi maggiormente su questo fenomeno, unitamente a quello del cyberbullismo, durante la seconda fase del progetto.

Il prossimo step dello Studio internazionale, infatti, prevede l’approfondimento di una singola forma di violenza, per arrivare, nella terza e ultima fase, all’individuazione di interventi efficaci per la prevenzione.

La durata complessiva del progetto è di 4 anni. I primi risultati saranno presentati in occasione di un confronto con gli altri Paesi coinvolti, che si terrà nei primi mesi del 2017.

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