26 January 2017

Sono almeno 30 i minori rimasti orfani della madre a seguito di feminicidio in Toscana dal 2006 al 2015. Ma non esistono statistiche ufficiali sugli “orfani speciali”, a conferma di una mancata attenzione generale al tema, a partire dall’assenza di leggi specifiche e di conseguenti politiche di sostegno. Ma qualcosa potrebbe essere destinato a cambiare nel giro dei prossimi anni. A partire dalle Linee Guida d’intervento per gli Special Orphans.

LINEE GUIDA. Le Linee Guida sono il frutto di una ricerca sugli orfani di feminicidio in Italia, avviata proprio con lo scopo di colmare il vuoto di informazioni in questo ambito. Nasce così il progetto Who, Where, What, Supporting Witness Children Orphans From Femicide in Europe, il cui acronimo WWW.SWITCH-OFF.EU è anche il sito di riferimento per il supporto alle vittime di violenza assistita. I risultati di questo lavoro sono stati presentati alla Camera dei Deputati il 21 settembre 2016.

LE ALTRE VITTIME. Gli orfani di feminicidio sono degli orfani speciali: la maggior parte di loro è testimone di violenze fisiche e/o psicologiche protratte per diversi anni, se non proprio dell’omicidio. Alle problematiche relative alla violenza assistita si aggiungono altri aspetti legati alla perdita, drammatica e improvvisa, delle figure di riferimento. Oltre alla madre, nella maggior parte dei casi viene a mancare anche il padre, autore delle violenze e talvolta suicida.

REINSERIMENTO. Alle conseguenze dell’essere testimoni di violenza, si aggiunge poi il problema del reinserimento in un nuovo nucleo familiare. L’analisi di 123 casi di minori orfani ha mostrato la tendenza, in linea con la legislazione in materia di orfani, a mantenere i legami familiari e i punti di riferimento per il bambino. Nel caso di orfani di femicidio, però, ciò significa scegliere per il bambino un nuovo nucleo familiare fortemente segnato dallo stesso dramma di cui il minore è vittima.

Per chi è costretto a cambiare casa e luogo si ha una perdita di tutti i punti di riferimento, e il problema di doversi reinserire in un contesto che spesso non conosce il trauma che il bambino vive. Il problema è spesso amplificato dalla decisione di molti caregiver di non parlare ai nuovi adulti di riferimento (ad esempio i nuovi insegnanti) del vissuto traumatico del bimbo, in un tentativo di protezione. Chi, invece, rimane nei luoghi di residenza, si scontra con i problemi derivanti dall’essere riconosciuto come il figlio di quel femicidio, dal ripercorrere eventi e luoghi in cui si hanno ricordi drammatici.

VITTIMIZZAZIONE SECONDARIA. A questo si aggiungono i rischi di vittimizzazione secondaria: punti ben illustrati nelle citate Linee Guida, che presentano anche proposte per il miglioramento del sostegno agli orfani speciali, incentrate soprattutto sulla necessità della presenza di figure professionali adeguatamente formate che possano fare da supporto sia al minore sia alla famiglia in cui il bimbo viene reinserito.

STRUMENTI DI LEGGE. Tali proposte non possono prescindere da una riflessione specifica del legislatore in materia. Ad oggi, infatti, mancano una serie di strumenti che sarebbero utili per poter garantire un adeguato sostegno, anche economico, al minore e alla famiglia che lo accoglie, oltre ad una revisione delle dinamiche processuali che, nel loro iter complesso, non tengono conto della drammaticità che il protrarsi di un processo può avere su minori chiamati a testimoniare e a ripercorrere così momenti terribili della loro vita.

FEMINICIDI E OMICIDI DI DONNA. Ecco, dunque, che quella distinzione tra femicidi e omicidi di donna, troppo spesso contestata, assume un’ulteriore rilevanza. Distinguere l’assassinio compiuto per motivi di genere, ha anche delle forti conseguenze nelle politiche: significa pensare a strumenti di tutela delle donne che non siano solo repressivi, ma partano dall’educazione alla differenza, alle azioni di contrasto preventive, all’aiuto alle donne vittime di violenza; fino ad arrivare ad una tutela speciale per gli orfani di femicidio, riconoscendone uno status particolare che non può prescindere dal riconoscimento che l’assassinio di cui la madre è vittima è un atto particolare, che affonda le radici non nella violenza comune, ma nella violenza di genere, di cui probabilmente questi bambini, ancor prima dell’evento drammatico, sono già stati, in quanto testimoni, essi stesse vittime.

Fonte: Ottavo Rapporto sulla violenza di genere in Toscana – Anno 2016

Crediti Foto: Girl with balloon - Banksy