A conclusione della V Conferenza Child Friendly Cities, ne parla in un'intervista Alessandra Maggi, presidente dell'Istituto degli Innocenti
29 October 2010
Città amiche dell'infanzia

La conferenza internazionale delle Città amiche dei bambini si è conclusa. A Firenze ha aperto un dibattito durato tre giorni, sulle politiche urbane per l'infanzia. È stato possibile conoscere esperienze, buone pratiche e contributi arrivati da 275 delegati di 36 Paesi.

Quattro i temi trattati: diritto al gioco, povertà, strumenti di valutazione e partecipazione. Nella relazione finale i delegati hanno concordato nell'importanza del gioco e nel ruolo importante dei genitori: «Dobbiamo divulgare il virus del gioco attraverso i media – ha detto la delegata Froukje Hajer, esperta olandese sui diritti dei bambini – è importante che sia possibile giocare dappertutto ma è necessario anche un approccio multidisciplinare».

Riguardo alla povertà è stato sottolineato che questa porta all'autoesclusione e crea un ostacolo mentale soprattutto alle bambine. Per superare questa situazione è necessario lavorare sull'autostima dei bambini fin dai primi anni di età. La conferenza ha verificato la necessità di migliorare gli strumenti di valutazione per le politiche per l'infanzia ma soprattutto semplificarli, avere alcuni elementi comuni per guidare le città e cercare un approccio che si muova dal basso verso l'alto.

Dal lavoro portato avanti sulla partecipazione, più che risposte sono nate delle domande che verranno portate alla VI Conferenza che si terrà a Zagabria nel 2012. Tra queste: Come coinvolgere i politici nelle politiche per l'infanzia? Quali risultati sono sostenibili? Gli adulti sono pronti? Quali costi e quali benefici ci sono nella realizzazione dei progetti che riguardano la sostenibilità urbana per l'infanzia?

L'Italia durante questi anni è stata tra è tra i Paesi che hanno maggiormente contribuito a disseminare idee e progetti sulle Città amiche dei bambini. L'Istituto degli Innocenti è stato uno dei protagonisti. Ne parla la presidente Alessandra Maggi.

L'Istituto degli Innocenti dopo l'esperienza delle Città sostenibili delle Bambine e dei Bambini terminata nel 2002, al V convegno delle Città amiche dei bambini vuole rilanciare il progetto. Cosa è cambiato in questi anni?

Le Città Sostenibili delle Bambine e dei Bambini, affidato dal Ministero dell'Ambiente all'Istituto degli Innocenti durante i quattro anni di vita, dal 1998 al 2002, è stato un grande successo. In tutto il nostro Paese ha contribuito a disseminare idee e progetti che hanno aiutato le amministrazioni locali, provinciali e regionali a ripensare all'importanza dei bambini e a rivedere le politiche sulla sostenibilità urbana per l'infanzia.
Oggi, dopo quasi dieci anni, crediamo sia il momento per rilanciare un'idea vincente che nel frattempo è maturata. È importante che i bambini abbiano un ruolo riconosciuto, coerentemente con quanto sancito dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia dell’ONU anche e soprattutto nelle città, la maggior parte delle quali non sono a misura di bambini.
Tutti sappiamo che una città che risponde alle esigenze di vita di un bambino offre un contesto di vita migliore anche agli adulti, non solo sotto il profilo della qualità ambientale e quindi della salute ma, soprattutto, sotto il profilo della convivenza e dell’uso come spazio comune di aggregazione.

Come fare in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo?

In un momento in cui il modello di sviluppo complessivo è messo in discussione, non solo dalla crisi economica, ma anche da una difficile ricerca di comune identità, crediamo che sia importante puntare sulla qualificazione dell’ambiente urbano, la cui pessima qualità è troppo spesso complice delle difficoltà che registriamo su tali fronti.
In quest’ottica misurare e valutare le esperienze delle Città amiche dei bambini con percorsi di autovalutazione o valutazione partecipata a livello di comunità locale non è una prospettiva velleitaria ma, a nostro avviso, un elemento innovativo che può rientrare in un quadro di valutazione complessiva più ampia delle città.
Crediamo anche che sia importante il modello olistico come quello che sta portando avanti l'Unicef in diversi Paesi compresi alcuni piccoli centri italiani nei quali se ne sta verificando l'efficacia economica. Questi Comuni hanno calcolato che questo approccio - nel quale sono coinvolti anche i bambini - permette loro di risparmiare circa il 30% di quanto spendevano prima.

Attraverso quali progetti l'istituto degli Innocenti porta avanti la partecipazione attiva di bambini e ragazzi?

Da diversi anni abbiamo tre progetti pilota: Trool-Tutti i ragazzi ora on line, Ragazzi e stampa e La Bottega dei Ragazzi. Sono progetti che permettono a bambini e ragazzi di essere protagonisti e di avere un ruolo attivo come cittadini passando in modo trasversale attraverso l'arte, le nuove tecnologie e la comunicazione tra pari. I giovani di Ragazzi e stampa hanno seguito il convegno con interviste ad alcuni dei protagonisti che sono state pubblicato on line. Ragazzi e stampa da quest'anno si sta muovendo anche in un contesto internazionale con un progetto che riguarda ragazze e ragazzi della Palestina.

In che modo rilanciare il progetto delle Città amiche dei bambini?

Vorremmo riportare l'attenzione sui bambini nei contesti urbani e la loro interazione con l'ambiente che li circonda. Ci piacerebbe farlo in una prospettiva sinergica che si fondi su alcuni elementi chiave come favorire la partecipazione attiva dei bambini e delle bambine, ed esaltare il ruolo primario degli enti di governo locale che sono gli interlocutori diretti dei cittadini. È importante anche attivare percorsi condivisi con il mondo dell'associazionismo e del terzo settore e promuovere la ricerca e l’innovazione per la qualità della vita nei contesti urbani.

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