All’Istituto degli Innocenti la conferenza conclusiva dell’iniziativa finanziata dalla Commissione europea
14 February 2020

L’impegno dell’Istituto degli Innocenti in favore dell’inclusione dei bambini rom si è aperto al confronto internazionale grazie al progetto europeo Rise, Roma Inclusive School Experiences, che vede coinvolte le scuole di tre Paesi europei (Italia, Portogallo e Slovenia).

Finanziato dalla Commissione europea il progetto ha tra i partner l' Università di Bologna (capofila), l'Istituto degli Innocenti, Razvojno izobrazevalni center Novo mesto (Slovenia), Universidade do Minho (Portogallo). Oggi, 14 febbraio, si è svolta all’Istituto degli Innocenti la conferenza conclusiva che ha visto coinvolti numerosi insegnanti e operatori socio-sanitari.

L’obiettivo del progetto è stato quello di rendere la scuola maggiormente accogliente e inclusiva per i bambini rom, rivolgendosi, in particolare, ai ragazzi di età compresa tra i 6 e i 14 anni, perché questa fascia di età è spesso caratterizzata da bassi tassi di frequenza scolastica e scarse performance di successo didattico. 

L’Istituto degli Innocenti dal 2013 segue il Progetto nazionale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e caminanti promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in collaborazione con il MIUR e il Ministero della Salute, un'iniziativa a cui i nostri ricercatori danno assistenza tecnica e che mette a confronto istituzioni, scuole, operatori socio-sanitari, cooperative, con l'obiettivo di ricercare soluzioni utili ad arginare l'abbandono scolastico. Con il suo bagaglio di competenze ed esperienze l’Istituto ha fornito un supporto tecnico anche al progetto di respiro europeo Rise.

“Il progetto Rise ha dato una direzione internazionale alle esperienze di lavoro in ambito di integrazione e inclusione dei bambini rom - ha detto la presidente dell’Istituto degli Innocenti Maria Grazia Giuffrida nel suo discorso di saluto - Si tratta senz'altro di un processo lungo, che va avanti per sperimentazioni, ma dare una dimensione europea al tema significa avviare un proficuo confronto e valutare le buone pratiche. Un lavoro senz'altro meritevole che ci auguriamo possa proseguire nel futuro, perché l'obiettivo ultimo non può essere che quello di dare ai bambini rom la possibilità di godere a pieno dei loro diritti”.

“Dare vita a progetti che servono all’integrazione dei bambini rom significa dare un aiuto alle loro famiglie - commenta il direttore generale Giovanni Palumbo - con il supporto degli operatori socio sanitari e degli insegnanti, ma significa anche lavorare affinché in ogni classe si crei un clima accogliente, fatto di collaborazione e inclusione, che serve a tutti i bambini”.