15 November 2016

“Diamo alle famiglie la possibilità di scegliere, mettendo a loro disposizione adeguati servizi per l’infanzia. Altrimenti non possiamo aspettarci che la tendenza demografica cambi”. E’ quanto afferma Aldo Fortunati, responsabile Area Educativa dell’Istituto degli Innocenti, alla luce delle ultime notizie che vedrebbero in dirittura d’arrivo la legge delega sulla riforma scolastica e in particolare sull’educazione 0-6.

Una riforma che contiene elementi di criticità, ma anche aspetti positivi. “Soprattutto nel disegno generale – commenta Fortunati – con l’affermazione dell’educazione dei bambini come tema di interesse pubblico. I servizi di prima infanzia escono così dai servizi a domanda individuale per diventare servizi di interesse generale. Si tratta di una svolta importante e necessaria, nell’ottica di uno sviluppo e di una diffusione capillare dei servizi educativi per i bambini più piccoli”.

La fascia 0-3, infatti, sembra il punto debole dello 0-6: secondo i dati raccolti dallo stesso Istituto degli Innocenti, la diffusione dei nidi in Italia si attesta attorno al 20%, contro il 100% circa del segmento 3-6 anni.

“Altri aspetti positivi della riforma – prosegue Aldo Fortunati – riguardano la prospettiva di politiche unitariamente coordinate dal MIUR, la volontà di investire per innalzare i requisiti di formazione degli educatori, la definizione di orientamenti educativi curriculari unitari per lo 0-6 e la costituzione di organismi di coordinamento territoriale dei servizi”.

Il punto più critico, invece, è rappresentato dal finanziamento della riforma. “Le stime fatte dai Comuni – dichiara Fortunati - erano superiori di oltre 5 volte rispetto a quello che si prospetta come finanziamento da questa legge. Parliamo di oltre 1 miliardo di euro stimati per lo sviluppo del solo segmento 0-3, contro i 200 milioni di euro che dovrebbero trovare copertura nella Finanziaria 2017. Inoltre bisogna capire come saranno allocate queste risorse”.

“Il punto è che abbiamo bisogno di sviluppare una pianificazione attuativa pluriennale di breve e medio periodo e su questa dobbiamo investire crescenti risorse. Vogliamo pensare che questa legge apra la strada a un impegno strutturale e prolungato da parte del Governo per estendere la generalizzazione dell’offerta dei servizi educativi anche per i bambini con meno di 3 anni, come negli ultimi 30 anni è successo con il segmento 3-6 anni”.

“Un elemento necessario a dare concretezza alle politiche per la famiglia – precisa Fortunati – in una situazione in cui l’Italia continua a investire poco sui bambini, segnata da un persistente decremento demografico. Abbiamo un tasso di occupazione femminile di oltre 10 punti inferiore a quello europeo e una diffusione molto bassa dei servizi educativi per i bambini più piccoli. E’ evidente che se non ci sono politiche che sostengano le donne nel mondo del lavoro è molto difficile che la tendenza possa invertirsi”. E in merito al congedo di paternità obbligatorio, “temo che non basti il provvedimento coercitivo: dobbiamo dare alle famiglie la possibilità di scegliere”.