02 November 2016

Solo il 20% dei bambini tra 0 e 6 anni in Italia ha accesso al nido, contro un obiettivo del 33% stabilito a livello comunitario. Il dato è emerso oggi all’Istituto degli Innocenti in occasione di un seminario tutto dedicato ai servizi per l’infanzia, nel corso del quale sono state presentate due ricerche parallele condotte dall’Istituto e da ANCI.

Molto vicini i risultati emersi dalle due indagini, che hanno preso in considerazione l’intero territorio nazionale, rilevando alcune sostanziali differenze tra Centro-Nord e Sud Italia, sia in termini di diffusione che di fruizione dei nidi.

Se al Centro-Nord la copertura del servizio è in grado di soddisfare quasi completamente le richieste (26,7%), accogliendo il 26,1% dei bambini in età 0-6, al Sud la percentuale di chi fa domanda è molto più contenuta (circa il 10% delle famiglie) e la copertura è pari all’8%. Differenziato anche il tasso di rinunce, principalmente per motivi economici, che colpisce maggiormente i residenti nelle regioni centrali (18,02%) e in secondo luogo del Nord (13,43%), piuttosto che del Sud Italia (7,64%).

“L’obiettivo – ha sottolineato Cristina Giachi, Vicesindaco del Comune di Firenze e Presidente della Commissione Istruzione dell’ANCI – è arrivare a una copertura del 33% su tutto il territorio. Ma per farlo dobbiamo necessariamente passare dal superamento del servizio inteso come diritto a domanda individuale e arrivare a considerarlo un servizio essenziale. Perché in realtà la maggior parte delle famiglie lo considera già tale e non capisce come sia possibile che i posti al nido non siano garantiti per tutti”. Il problema è prima di tutto di natura economica, in quanto ad oggi il costo dei nidi ricade quasi esclusivamente sulle spalle degli Enti locali e in seconda battuta dei genitori, che in media participano per un 25% alla spesa.

Una soglia che dà luogo a fenomeni di morosità diffusi in tutto il Paese, come emerge dall'indagine "Nidi e/in crisi" realizzata dall'Istituto degli Innocenti, ma soprattutto al Centro, dove la percentuale di morosi è passata dal 10,32 al 14,04% nell’ultimo anno. Fenomeno in lieve calo, invece, al Nord (dal 12,21% all’11,91%) e al Sud (dal 3,91 al 3,03%).

“Basterebbe un miliardo e mezzo di euro l’anno di risorse statali per raggiungere quota 33%. Non si tratta di una cifra impossibile - ha aggiunto Marilù Chiofalo, Comune di Pisa, intervenendo al panel di assessori all’istruzione nel corso del seminario - ma dubito che la otterremo nella prossima finanziaria. Dobbiamo continuare a lavorare dal punto di vista culturale su questo punto”.

E sempre su questo punto ha ribadito l’assessore di Napoli Anna Maria Palmieri “Non è possibile affidare un servizio essenziale alla disponibilità o meno di risorse economiche: i diritti non sono doni, ma attributi necessari da garantire”.