04 August 2013

E' con profondo dolore che l'Istituto degli Innocenti tutto desidera rivolgere un ultimo saluto al Prof. Enzo Catarsi, tragicamente scomparso pochi giorni fa.
In questi anni di collaborazione abbiamo avuto il privilegio di apprezzare le sue straordinarie doti umane e la sua competenza, il suo entusiasmo per tanti progetti con al centro il benessere dei bambini.

Strigendoci con affetto attorno alla famiglia e ai suoi cari, ricordiamo Enzo attraverso le parole di Aldo Fortunati, amico e collega.

Caro Enzo,
se passione, amore e follia sono le tre gradazioni della capacità di emozione di cui la natura ci fa dono per rendere la nostra vita imprevedibile, stupefacente e … degna di essere vissuta, vorrei ricordare per cominciare la straordinaria passione con cui sei riuscito a costruire – anche talvolta insieme a me (e mai come ora ne sento il privilegio) – esperienze educative vere e concrete per i bambini e le loro famiglie, ispirate dalle riflessioni più nuove e innovative provenienti dal mondo della ricerca e soprattutto di quella ricerca realizzata nei nidi e nelle scuole tutti i giorni dalle educatrici e le insegnanti insieme ai bambini e ai loro genitori.

Questo tuo infaticabile lavoro – avvalorato nelle sue potenzialità dall’altra tua passione per la documentazione, che accentua le possibilità di discutere, riflettere e crescere nei pensieri e nelle pratiche – ci lascia un patrimonio che sarà impossibile dimenticare e difficilissimo da mantenere vivo e vitale senza di te.

Capisco come l’amore per la tua Angela – di cui ho avuto continua confidenza e testimonianza nel periodo in cui, spendendo ogni energia possibile e oltre ogni limite, sei stato capace di accompagnarla oltre la vita confondendo tutto te stesso con le sue sofferenze e prendendo solo su di te ogni dolore – ti abbia condotto, dopo la sua perdita, a sentire l’insostenibile peso della sua mancanza.

Sono attonito – ma non stupito – del fatto che tutto questo ti abbia ispirato alla follia del gesto con cui hai scelto di farti travolgere nel corpo per spengere il dolore dell’anima. La consolazione di averti parlato nelle diverse occasioni in cui ti ho cercato nelle ultime settimane per ascoltare il tuo disagio non mi salva dal rammarico che la mia voce e le mie parole non siano valse a farti sentire meno solo.

Ricordo però infine il tuo richiamo ricorrente – dopo la morte di Angela – all’importanza di vivere l’entusiasmo della vita, e delle passioni con cui riusciamo a riempirla di esperienze ricche e forti, e vorrei esserne buon interprete anche in un momento in cui il dolore della distanza me lo rende davvero difficile.

Lo voglio fare comunque, raccontandoti che in questi giorni brasiliani di incontri e scambi con tante educatrici e insegnanti – durante i quali ti penso così spesso – il nostro “tuscan approach” sta riscuotendo un grande successo. So che ne saresti molto contento...

Aldo
(Sao Paolo, 4 agosto 2013)