Presentato il nuovo Rapporto di monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, realizzato da un gruppo di esperti costituito a cura dell'Istituto degli Innocenti di Firenze
30 November 2015

In Italia aumentano i posti nei nidi d'infanzia, che passano da 210.541 nel 2008 a 282.670 nel 2014, per una percentuale di copertura che dal 12,5% di sette anni fa arriva al 20,1% dell'anno scorso. Più in generale cresce il sistema il sistema dei servizi che passa da 234.703 posti del 2008 a 307.833 del 2014. In questo quadro, il nido è la tipologia di servizio che maggiormente interessa le famiglie. Sono questi alcuni dei dati riportati nel nuovo Rapporto di monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia, realizzato da un gruppo di esperti costituito a cura dell'Istituto degli Innocenti di Firenze, nell'ambito dei programmi del Centro nazionale definiti da parte del Dipartimento per le politiche della famiglia d'intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Dal rapporto emerge che quando i nidi sono diffusi in modo significativo sul territorio l'accesso anticipato alla scuola d'infanzia è davvero marginale che al contrario diventa prevalente nei casi di carente offerta di nido come avviene nell'Italia meridionale. "Nelle regioni meridionali, le scuole dell'infanzia – spiega Aldo Fortunati, direttore dell'area educativa dell'Istituto degli Innocenti – hanno una funzione surrogatoria nell'accoglienza di bambini che avrebbero l'età per essere accolti nei nidi che però non ci sono. È evidente che le famiglie hanno bisogno di un servizio educativo anche quando i figli sono piccoli e non trovando quello appropriato li portano nelle scuole dell'infanzia".

I dati di monitoraggio emersi dal rapporto dicono che l'offerta di servizi educativi che accolgono bambini nei primi tre anni di vita è più ampia e meno frammentata nelle diverse aree territoriali di quanto non lo fosse qualche anno fa, questo cambio di passo è da attribuire alle forme di incentivazione governativa del “piano nidi” insieme al fenomeno degli accessi anticipati alle scuole dell'infanzia.

Il report analizza anche la relazione tra pubblico e privato nel sistema dell'offerta di servizi all'infanzia: quelli a titolarità privata rappresentano una percentuale importante e crescente. Nel caso della tipologia del nido le unità di offerta a titolarità pubblica sono il 43.4%, percentuale che sale al 56.2% se si considerano tutti i posti offerti. Per quanto riguarda o servizi integrati le unità di offerta a titolarità pubblica sono il 26.5% ma diventano il 35.7% se si considera il totale dei posti disponibili.

I nidi comunali o convenzionati con i comuni hanno i costi coperti per l'81% dai comuni e per il 19% dalle tariffe a carico delle famiglie. Le rinunce al posto, le dimissioni e la morosità sono fenomeni che permangono nel quadro complessivo.

“Occorre che la parte pubblica copra la maggior parte dei costi dei servizi, affinché gli stessi siano accessibili a tutti” aggiunge Aldo Fortunati. “Per individuare una strategia utile al benessere e allo sviluppo economico della nostra società (nonostante la crisi economica) – conclude il direttore dell'area educativa dell'Istituto degli Innocenti – bisognerebbe considerare l'investimento sullo sviluppo dei servizi educativi per l'infanzia come prioritario”.