18 December 2015

Tutti i giorni dell'anno Yema e Neka corrono, lungo le strade di Montagne, piccolo paese del Trentino. Il documentario del giovane regista valtellinese Matteo Valsecchi Yema e Neka - proiettato ieri a Firenze, durante la terza giornata del seminario formativo Il percorso post-adottivo - racconta la loro storia. Una storia di difficoltà e ostacoli, ma anche di riscatto.

I fratelli Yema e Neka, infatti, provengono da un paese povero dell'Etiopia e sono rimasti orfani, da piccoli, di entrambi i genitori. I due bambini vengono poi adottati da una coppia milanese che decide di trasferirsi nel comune trentino e diventano entrambi atleti, con risultati importanti: il primo è campione europeo juniores di cross e il secondo campione mondiale di corsa in montagna nella stessa categoria.

Il documentario parla della vita quotidiana e dell'impegno nello sport dei due giovani, ma soprattutto del rapporto tra i due fratelli (che oggi hanno rispettivamente 19 e 21 anni) e di quello tra loro e gli altri membri della famiglia allargata: il padre adottivo Roberto Crippa, quattro fratelli e tre cugini dei due ragazzi (adottati dalla coppia milanese insieme a Yema e Neka), e tre cinquantenni con problemi psichici, amici d'infanzia di Roberto.

Il regista spiega com'è nata l'idea del corto: «questa storia mi è stata raccontata durante una cena in famiglia. All'inizio quasi non ci credevo e ho voluto verificare che fosse vera. Mi ha colpito la sua unicità, per il numero elevato di figli adottivi e per il fatto che la madre adottiva ha deciso di tornare a vivere a Milano e il padre adottivo è rimasto da solo a gestire una grande famiglia».

Nei 25 minuti del filmato - proiettato in occasione di vari festival, fra i quali l'edizione 2015 del Trento film festival - vengono fuori molti aspetti della vita dei due giovani, oltre alla passione per lo sport, come le amicizie e in particolare, come già detto, le relazioni familiari. «Mi concentro molto sul rapporto dei due fratelli con il padre adottivo», sottolinea Valsecchi. «Dalle parole e dai gesti dei ragazzi, che da bambini in Etiopia facevano i pastori per aiutare la famiglia, emerge la riconoscenza verso Roberto: si rendono conto che il padre ha trasformato il loro futuro. I due fratelli raccontano anche episodi di discriminazione, ma sono riusciti a integrarsi, grazie alle vittorie nello sport e a un atteggiamento umile e aperto nei confronti degli altri. Mi ha colpito molto la loro grande umiltà, nonostante i risultati raggiunti».

Luisa, la madre adottiva rientrata a Milano nel 2013, non compare mai nel documentario. «C'è stata una separazione tra i genitori. La decisione della madre di tornare a Milano ha creato all'inizio una situazione di grande sofferenza, che poi è stata compresa e accettata da Yema e Neka», spiega il regista.

Un altro aspetto che emerge è il rapporto dei due giovani atleti con i familiari etiopi: «tutti gli anni i due fratelli vanno a trovare zii e cugini in Etiopia. C'è un legame forte con i familiari, con i quali si sentono molto spesso».

Il seminario Il percorso post-adottivo, promosso dalla Commissione per le adozioni internazionali in collaborazione con l'Istituto degli Innocenti, si è svolto nella sala convegni del Residence Ricasoli.